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giovedì 15 febbraio 2018

Razorbats - II

Rob Mules Records - 2018
Avevo scoperto i norvegesi Razorbats poco più di due anni fa con l’album di debutto “Camp Rock”, che mi aveva fulminato al primo ascolto: il disco mischiava glam, punk, powerpop e hard rock con una maestria vicina a quella dei loro conterranei Turbonegro nei tempi d’oro (non a caso era uscito per la Self Destructo Records, in quota Turbojugend). Dopo un’altra valida prova nel 2016 con l’EP “This High”, la band aveva perso cantante e bassista, vittime delle fatiche della vita on the road e del campare di musica. Il chitarrista Kjetil e il suo socio dietro le pelli erano lì lì per mollare ma fortunatamente alla fine hanno deciso di non gettare la spugna. Reclutati i rimpiazzi e aggiunta anche una seconda chitarra si sono rimessi al lavoro e domani sfornano il secondo LP, intitolato appunto “II”.

Il secondo lavoro prosegue in buona sostanza quanto fatto in precedenza, riprendendone influenze e stile: un solido mix di spessi riff di chitarra, ritmica diretta ma mai invasiva e melodie ben dosate per canzoni accattivanti. A segnare il principale cambiamento nel sound è la voce del nuovo cantante, più classicamente rock rispetto al rauco punk del suo predecessore. La musica di adatta di conseguenza, rallentando il passo a favore di maggiore pulizia e precisione, anche a costo di una scarna essenzialità. L’album è quindi meno immediato del suo predecessore, travolge meno al primo ascolto, si fa invece apprezzare di più man mano che lo si riascolta. Si tratta comunque di un ottimo lavoro che condivide, questo sì, con l’opera prima una notevole compattezza, figlia di un sound omogeneo ma mai noioso.

Pervaso da una leggera malinconia, nostalgica ma non priva di speranza, “II” passa dalla leggerezza glam dell’opener The Waiting ai territori più duri del singolo Social Rejects e alle atmosfere struggenti di Sister Siberia, altro estratto dal disco dove la voce dà un bella prova di sé. Ma si fanno apprezzare per un verso o per l’altro tutte le tracce: dalla sinistra Dead Boy City a Nowhere, il momento più punk dell’album, passando per il riff infettivo di Going Underground e la rabbia adolescenziale di Send In The Clowns. La mia preferita è però Bad Teacher, che offre il miglior equilibrio di tutti gli elementi e fa sentire qual è la cifra di questa seconda vita della band. “II” si chiude con la ballata Talk All Night, intrisa di quella malinconia da strade desolate.


Un disco perfetto per perdersi nei ricordi a notte tarda, tra whisky e sigarette, guardando il cielo. 


martedì 5 dicembre 2017

Santa Cruz - Bad Blood Rising

M-Theory Audio - 2017

Ogni generazione ha gli eroi che si merita, sosteneva un film di qualche anno fa. E la nuova generazione di glamster e hard rocker ha come opzione i Santa Cruz. Breve riassunto per chi non segue il genere (credo tutti voi): la band debuttato nel 2013 con "Screaming For Adrenaline", disco di sleaze rock da manuale, che ha fatto gridare al miracolo. I giovanissimi finlandesi sembravano avere tutte le carte in regola per diventare la next big thing della scena dopo i fasti del decennio precedente: una spanna sopra alla media quanto a capacità e talento, ambiziosi e determinati e con il classico fascino bagnamutandine. Due anni dopo il secondo lavoro, omonimo, ha segnato una svolta radicale, stravolgendo il sound all'insegna di una modernizzazione forzata a colpi di influenze metalcore,  post-pop punk (emo?) e goth. Scandalo e sacrilegio, ma la rivolta generale di buona parte della scena non aveva fatto tornare la band sui suoi passi. Il terzo disco "Bad Blood Rising" di conseguenza non porta ripensamenti, anche se la formula è stata evidentemente affinata. Rimane l'impianto a base di riff pestati e metallici e ritmica cafona conditi con abbondanza di cori e melodie ed effetti. Sono ancora riconoscibili gli elementi del substrato originale, in particolare gli assoloni da guitar hero hard rock. Anche la voce del fascinoso frontman Archie è sicuramente un punto di forza.
La scaletta corrisponde sostanzialmente alle aspettative: una maggioranza di canzoni roboanti spacca-tutto e una significativa minoranza di ballad. E contro invece le aspettative sono queste ultime, pur diverse tra loro, i momenti più interessanti compreso il pezzo migliore Get Me Out of California, con un coro sing-along a presa istantanea, in cui sembra già di sentire il pubblico che lo canta dal vivo, un paio di cavalcate su assoli dal sapore losangelino e un ottimo arrangiamento che impreziosisce il tutto con dettagli di fino come echi beatlesiani e voci femminili.
"Bad Blood Rising" è obiettivamente un lavoro di alta qualità, i cui i Santa Cruz riconfermano un indubbio talento tecnico e compositivo, messo in luce anche da una produzione molto curata. Solo, ad ascoltarlo spesso si ha l'impressione di avere a che fare con degli ottimi eredi del sound alternativo che ha spopolato a cavallo del nuovo millennio a cui hanno fatto il look sbagliato. Resta quindi un senso d'insoddisfazione per la relativamente vecchia guardia come me, pensando a cosa avrebbero potuto fare se fossero rimasti sulla strada maestra.
D'altro canto però i Santa Cruz sono oggi gli unici anche per queste caratteristiche che avrebbero la possibilità di conquistare un pubblico ampio tra i giovanissimi e costruire una nuova scena, anche in America dove stanno andando molto bene, ambizione che la band ribadisce nei testi - basti citare Young Blood Rising e Voice Of The New Generation - quanto nelle interviste. E forse aver scontentato al limite dell'incomprensione la generazione precedente è un altro requisito di questo percorso.
Sarà il tempo a dirci se sono davvero gli eroi che questa generazione si merita, ma probabilmente sono quelli di cui ha bisogno. Perché diciamolo, l'underground sarà pure una bella dimensione ma essere circondato nel quotidiano da torme di zarretti aspiranti rapper ha anche stufato.

venerdì 24 novembre 2017

Turbonegro - RockNRoll Machine

Scandinavian Leather Recordings - 2017
I Turbonegro hanno svelato oggi il nuovo singolo RockNRoll Machine. Si tratta del primo estratto dall'album "RockNRoll Machine", che uscirà il 2 febbraio 2018 a vent'anni esatti di distanza dall'uscita di "Apocalypse Dudes" e a quasi sei dall'ultimo LP "Sexual Harrassment". 

Lo potete ascoltare qui.

giovedì 30 marzo 2017

Wyldlife - Out On Your Block

Wicked Cool Records - 2017

Le lezione dei compianti Exploding Hearts, nonostante la sfortunata e prematura scomparsa della band, ha trovato per fortuna terreno fertile dall'altra parte dell'oceano. Gli anni Dieci del nuovo millennio infatti hanno portato alla rinascita della scena power pop americana, con un buon numero di band piuttosto prolifiche all'insegna di un sound robusto e stradaiolo.
Da New York arrivano i Wyldlife, quartetto che avevamo già incontrato qualche anno fa con "The Time Has Come To Rock N' Roll". I ragazzi sono tornati quest'anno col nuovo lavoro "Out On Your Block", una gemma all killers no fillers che li piazza in prima posizione per il mio album preferito per il 2017. Dieci tracce incandescenti di powerpop energico e brillante, rinforzato a colpi di punk e glam e affilato con tracce di indie, sapientemente dosate al punto da piacere a uno come me che ai tempi ha saltato a piè pari Doherty e soci. 
Canzoni semplici e dirette e proprio per questo maledettamente coinvolgenti, a base di riff abrasivi e melodie ammiccanti che spingono una voce acuta e maliziosa e i coretti a presa rapida. La dinamica si mantiene tese dall'inizio alla fine, partendo dal fomento dell'opener Desperate Times. passando per Teenage Hearts, dove si sentono forte i padri putativi di Portland, la scanzonata Bandida, l'eccellente singolo punkeggiante Contraband e Suburban Fever, il momento migliore di tutto il disco.
Chiusura affidata a Get Loud, che conclude il viaggio adrenalinico con un omaggio sonoro al glam dei '70.
Che dire... un album del genere è rigenerante di questi tempi!

lunedì 20 marzo 2017

Heavy Tiger - I Go For The Cheap Ones (video)

Le finlandesi Heavy Tiger, trio tutto al femminile, hanno pubblicato il video di I Go For The Cheap Ones, brano tratto dal secondo lavoro "Glitter" che uscirà il 24 marzo per la Wild Kingdom Records.

La band era passata dalle nostre parti a fine 2015 di supporto ai Backyard Babies, presentando al pubblico italiano le canzoni dell'album di debutto "Saigon Kiss".
La formula è rimasta la stessa: un hard-glam-powerpop-punk rock fresco e semplice. Si sente però con piacere un sound più coeso e più curato, che invita sicuramente a dare un ascolto all'album quando uscirà.



giovedì 16 febbraio 2017

Nuovo album in arrivo per i Biters

I Biters faranno uscire "The Future Ain't What It Used To Be" per la Earache Records il prossimo 13 maggio. Si tratta del secondo album vero e proprio per i rocker di Atlanta, che segue il debutto "Electric Blood" uscito due anni fa, mentre l'LP "It's All Chewed Up Ok?" del 2012 era in realtà una racconta di precedenti usciti,

Il nuovo album sarà anticipato dal primo singolo che uscirà domani, mentre i fan milanesi potranno ascoltare qualche traccia in anteprima l'11 marzo, quando la band suonerà al Fabrique in apertura ai southern rocker Blackberry Smoke.

Nell'attesa, sparatevi il video di Low Lives in Hi Definition, da "Electric Blood":

lunedì 31 ottobre 2016

Bad City - Welcome To The Wasteland

Atlantic Records - 2010

Sei anni: uno strano lasso temporale, sufficientemente lungo per appartenere a un passato quantomeno prossimo ma non abbastanza da scatenare quella distorsione nostalgica che tutto uniforma  in positivo. Era il 2010, al governo c'era ancora Silvio e l'esplosione di una piattaforma petrolifera aveva appena inondato di nero il Golfo del Messico. In territorio musicale, le classifiche commerciali erano come al solito desolanti con Katy Perry e Lady Gaga a infestare radio e televisioni, ma per mia fortuna già da tempo avevo trovato rifugio in lidi sonori più nascosti ma ben più soddisfacenti. Nonostante l'attenzione e la passione dedicate, era inevitabile che qualche album sfuggisse però al mio radar ed è stato il caso di "Welcome To The Wasteland", unica e ottima uscita degli americani Bad City, dietro a cui si nascondono un'occasione mancata e una triste vicenda. Ma andiamo con ordine.

Nati nel 2003 in college come Powerspace, i ragazzi di Chicago avevano fatto la loro gavetta fino ad agguantare un contratto discografico sei anni dopo, solo per essere abbandonati dal cantante. Reclutato come rimpiazzo alla voce l'efebico e talentuoso Josh Caddy, avevano cambiato nome e inciso il disco, sfornando un grande disco di powerpop galvanizzato da influssi hard e glam rock  e aggiornato con citazioni alternative in una sapiente miscela. Sfoggiando una matura capacità compositiva e di arrangiamento, il gruppo proponeva dieci brani tra riff e melodia, assoli dal sapore metallico e avvolgenti cori polifonici, cesellati dalla voce brillante e calda. Il singolo killer Take Me For A Ride offre un perfetto esempio del risultato, energico e orecchiabile allo stesso tempo con un ritornello che si appiccica in testa a tempo zero. Il disco offriva senza perdere coesione momenti hard come Look Out, episodi più giocosi come Do You Believe In Rock N' Roll?, omaggio sonoro ai Queen più scanzonati, e la travolgente cavalcata di Touch, altro momento alto. Persino la zuccherina ballad  Fire In the Pouring Rain, risultava gradevole, stemperata da un tocco di psichedelia. In chiusura riuscivano con successo ad avventurarsi persino in territori indie con Straight To The Grave.

Il disco riuscì a ottenere un riscontro entusiasta di critica e pubblico e la canzone Call Paul Stanley li fece conoscere al frontman dei KISS, che li elogiò e li volle in apertura di diversi concerti. Ma purtroppo proprio a un passo dal successo e della consacrazione, il sogno svanì per colpa di Josh, che rovinò a sua vita e quella di tanti altri nel modo più stronzo e squallido possibile: commettendo uno stupro, per il quale fu arrestato e condannato, reo confesso, a sette anni di prigione. Nonostante gli sfortunati compagni  avessero rotto ogni contatto con lui, richiamando dietro al microfono il loro vecchio cantante dei Powerspace, l'incantesimo si era spezzato e la fine arrivò inevitabile con un ultimo concerto a dicembre. Il gruppo si sciolse e oggi i suoi componenti hanno continuato con altri progetti, senza mai più sfiorare il risultato o il successo dei Bad City. 
Un triste e brutto finale davvero per una storia che avrebbe potuto essere grandiosa. A voler vedere il lato positivo resta quello che, al di là del bene e del male che lo circonda, è un grande disco. Lo potete ascoltare qui.

lunedì 26 settembre 2016

Ghost - Popestar

Loma Vista Recordings - 2016

In in attesa di un nuovo full lenght, i Ghost da pochi giorni hanno rilasciato l'EP "Popestar". Il disco è uno spinoff di "Meliora", lo splendido terzo album uscito un anno e mezzo fa, di cui riprende sound e anche estetica. L'EP propone quattro cover pescate in generi distanti dall'ossatura doom metal della band svedese, come già era accaduto con l'EP "If You Have Ghost" uscito dopo il secondo album "Infestissumam". Questa volta i Ghost pescano nella new wave e persino nell'elettronica, a testimonianza della vastità del loro orizzonte musicale e della complessità del loro sound. "Popestar" però è arricchito anche da una traccia originale, il primo singolo Square Hammer, convincente traccia metallica percorsa da tastiere tenebrose. Si prosegue con la prima cover, Nocturnal Me degli Echo & The Bunnymen, la canzone meno convincente tra le cinque, fin troppo scolastica nella sua esecuzione. I Believe, cover dei Simian Disco Mobile, è invece il punto più alto: la resa degli svedesi è mozzafiato, con arrangiamenti e suoni eleganti e complessi che creano un'atmosfera mistica ed eterea. L'ennesima dimostrazione di un grande talento. Decisamente gustosa la cover di Missionary Man degli Eurythmics, energica e beffarda. Si chiude con Bible degli Imperiet, band conterranea dei nostri: un inno sinfonico dal crescendo epico che chiude degnamente l'ascolto. I Ghost fanno sfoggio ancora una volta di un talento fuori dal comune, reinterpretando e facendo proprie con maestria canzoni in apparenza molto lontane da loro.Tendo a diffidare degli EP pubblicati come intermezzi per le attese discografiche, ma in questo caso sono rimasto sorpreso ed emozionato, "Popestar" è un gioiello che non può che impreziosire la produzione del sestetto mascherato. Lo potete ascoltare su Spotify.


martedì 10 maggio 2016

Faz Waltz - Callin' Loud

Contra Records/Longshot Music- 2016
Tornano i Faz Waltz con "Callin' Loud", quinto album in carriera che arriva a due anni di distanza dal suo predecessore. Un album fresco e curato di glam rock energico e spensierato, ben bilanciato dalla sensibilità melodica che contraddistingue il trio. Dieci inni pieni di groove, tra riff festaioli e ritornelli sing-along, dal glam rock più stradaiolo di Goin' Crazee e del singolo Good Times Is Callin' Loud alle reminiscenze di Bolan in Bogaloo Boots e al jive ballerino di Dynamite Sam. Due pezzi però spiccano su tutti gli altri: l'irresistibile e trascinante Company Gates e la trasognante Rock N' Roll Boy, una delle mie preferite di sempre del repertorio di Faz e soci. "Callin' Loud" in definitiva è un ottimo disco, che mi ha sorpreso positivamente con la sua piacevolezza. Il release party si terrà questo venerdì all'Honky.

sabato 19 marzo 2016

The Treatment - Generation Me

Frontiers Record - 2016
A due anni dall'uscita del secondo album, tornano gli hard rocker inglesi The Treatment col nuovo lavoro "Generation Me", che vede per la prima volta alla voce Mitchel Emms dopo l'abbandono dello storico cantante Matt Jones, e l'aggiunta di Tao Grey alla seconda chitarra. Prova difficile quindi, ma superata brillantemente: la band conserva la continuità con quanto fatto finora e sforna un altro eccellente lavoro, mostrando anche di essere ulteriormente cresciuta.
La formula rimane quella di un riproposizione moderna del sound degli anni '80: hard rock energico e tirato a lucido, con una spiccata sensibilità melodica. Rispetto al passato il risultato è più maturo: il sound è più asciutto e con maggiore attenzione per i dettagli. Se l'ossatura di riff a là AC/DC richiama a volte all'orecchio i cugini Airbourne, specialmente nel singolo Let It Begin, l'approccio è decisamente diverso, più pulito sia nelle atmosfere blueseggianti di The Devil o negli echi dei Deep Purple seconda maniera di Light The Sun, sia quando la band si spinge nell'hard n' heavy come in Tell Us The Truth e We Are Beautiful. Largo spazio è lasciato, e a ragione, alla voce calda di Emms, che regala una performance di alto livello. Ma il vero indice del progresso del gruppo sono le due ballad elettriche Better Think Again e soprattutto l'ottima Backseat Heartbeat, non a caso scelta come secondo singolo, coinvolgenti e senza mai risultare stucchevoli.
L'unico appunto che mi sento di fare rimane la mancanza di un vero anthem  che faccia da cavallo di battaglia.
In ogni caso consiglio vivamente a chi potrà di andarli a vedere il 23 aprile al Live di Trezzo per la loro unica data italiana.

domenica 27 settembre 2015

Ghost - Meliora

Loma Vista Recordings - 2015

I Ghost si potrebbero considerare un'emanazione della loro stessa arte: la misteriosa band svedese infatti ha costruito se stessa intorno alla rappresentazione di un concetto. Concetto e non tema, perché qui siamo ben oltre le semplici varietà tematiche che costellano il metal, piuttosto è più simile a una rappresentazione teatrale nel suo senso più compiuto, con la musica a sostituire la recitazione. Come a teatro, questo non vuol dire che la performance non contenga riflessioni e messaggi personali, ma essi sono filtrati attraverso una messa in scena. Il satanismo, il trucco e i costumi non vanno quindi presi alla lettera ma come un'allegoria. La formula funziona egregiamente: arrivata il mese scorso alla pubblicazione del terzo album "Meliora", la band vive il suo momento finora più alto, riscuotendo consensi incredibilmente larghi di pubblico, critica e vendite.

Il disco non tradisce le alte aspettative, forte ancora una volta del sound assolutamente unico della band che mescola con grande maestria influenze doom, prog, pop, dark e persino operistiche.
Rispetto al suo altrettanto egregio predecessore , il terzo lavoro lo evolve asciugando l'abbondanza barocca di elementi a favore di una pulita eleganza, che ne sposta decisamente la complessità sul lato compositivo piuttosto che tecnico.

I primi due lavori avevano come filo comune rispettivamente la venuta e il regno dell'Anticristo; "Meliora" invece ruota intorno a una riflessione sull'assenza di Dio, ambientata in una distopica versione dei primi decenni del XX secolo. Tuttavia non si cade nella forzatura che quasi sempre caratterizza i concept album: piuttosto a legare il tutto è l'omogeneità del sound, perfettamente controbilanciata dalla distinta personalità di ogni pezzo. Con una produzione e registrazione di altissimo livello il risultato non poteva che essere un altro capolavoro. Ogni brano riesce a catture e sopratutto coinvolgere, dalla struggente e sorprendentemente tenera Cirice, il primo singolo, all'epico inno He Is, un momento altissimo, alla trionfale Majesty, passando per le vette di From The Pinnacle To The Pit l'onirico abbandono di Absolution fino alla catarsi di Deus In Absentia.

La ricerca del meglio è compiuta: con un grandissimo album opera di una grandissima band.


lunedì 10 agosto 2015

Biters - Electric Blood

Earache Records - 2015

I Biters hanno fatto uscire il nuovo album "Electric Blood" per la Earache Records il 7 agosto. Il nuovo lavoro è il secondo LP dopo "It' All Chewed Up Ok?" del 2012, che raccoglieva in realtà due EP precedentemente pubblicati. La band in questi anni è già riuscita a guadagnarsi numerosi apprezzamenti e un discreto seguito, tra cui alcuni nomi eccellenti, a livello internazionale.
"Electric Blood" è un album maturo e solido di hard powerpop rock  che rappresenta il culmine della ricerca di un proprio sound da parte dei quattro rocker di Atlanta. Rispetto ai precedenti lavori il sound è più duro e asciutto e ridimensiona le influenze punk e glam a favore di sonorità hard rock. I brani riflettono questa nuova formula e l'intero lavoro è pervaso da un'atmosfera più seria, a tratti rabbiosa a tratti cupa.L'ossatura musicale però rimane la stessa del passato: canzoni semplici ma efficaci in equilibrio tra melodia e aggressività, a base di sostanziosi riff e ritornelli obbligatoriamente da cantare. Il giudizio finale non è semplice: il risultato complessivo è valido e decisamente buono, ma prese individualmente le canzoni non sempre centrano il bersaglio. Tra i momenti migliori ci sono i tre brani già usciti: Restless Hearts è un energico anthem che coniuga perfettamente melodia e durezza, Heart Fulla Rock N' Roll esprime al meglio  la vena hard rock e Low Lives In Hi Definition è sexy e affamata come il rock n'roll deve essere. Degna di nota  anche Loose From the Noose, fresca e feroce allo stesso tempo.  A sorpresa il brano migliore è però Dreams Don't Die, inaspettata e ottima ballad malinconia e trasognante, mai stucchevole, emotivamente coinvolgente.
Le altre canzoni non lasciano il segno allo stesso modo: nonostante alcuni momenti eccellenti, come l'assolo della title-track,  risultano troppo convenzionali e non rimangono; persino l'ambiziosa The Kids Ain't Alright non riesce a convincere. Non che siano brutte beninteso, ma pezzi come Indigo o Hallucination Generation, uscite sugli scorsi Ep, ci sarebbero state sicuramente meglio.

Tirando le somme "Electric Blood" è un bell'album, un lavoro valido e piacevole  . Emergono ancora una volta le qualità della band, a partire da uno spiccato talento compositivo, che non delude le aspettative. Personalmente non condivido la decisione di rimuovere così nettamente parte del proprio sound invece di cercare una maggiore amalgama tra le diverse influenze, ma penso anche che un tentativo forzato di replicare "It's All Chewed Ok?" sarebbe stato sicuramente deludente.
I Biters rimangono una delle realtà musicali più interessanti per i miei gusti  e riescono  dare un valido contributo alla causa eroica e disperata del rock n' roll.

mercoledì 1 luglio 2015

Biters - Restless Hearts (video)

I Biters hanno pubblicato il video di Restless Hearts, tratta dall'album "Electric Blood" in uscita il 7 agosto per la Earcache Records.

mercoledì 6 maggio 2015

Biters - Il nuovo singolo "Low Lives In High Definition" in streaming

Earache Records - 2015
I Biters hanno anticipato in streaming Low Lives In High Definition, il secondo singolo tratto dall'album di debutto Electric Blood in uscita il 10 luglio per la Earchache Records. La band di Atlanta aveva già diffuso un mesetto fa il primo singolo, Restless Hearts.
Il nuovo brano lo potete ascoltare qui.

venerdì 3 aprile 2015

Biters: arriva l'album!

I Biters hanno svelato, attivando il pre-ordine per l'America su iTunes, che il loro primo album ufficiale uscirà il 10 luglio: s'intitolerà "Electric Blood" e conterrà undici canzoni, compreso il singolo Restless Hearts, uscito qualche giorno fa. Il lavoro uscirà per la Earache Records, con cui hanno firmato qualche tempo fa.

giovedì 2 aprile 2015

Santa Cruz - s/t

Spinefarm Records - 2015

Due anni fa "Screaming For Adrenaline" l'album di debutto dei Santa Cruz,  ha proiettato i quattro giovani e bellocci finlandesi in cima alla scena sleaze glam internazionale e a giudizio unanime li ha eletti la next big thing del genere. Le aspettative per il secondo lavoro non potevano che essere molto alte: una pietra miliare, che avrebbe consacrato il potenziale del predecessore rendendolo solido e maturo.
I primi singoli anticipati nei mesi scorsi dal self-titled uscito il 10 marzo hanno spiazzato a dir poco gli ascoltatori, lasciando probabilmente qualcuno a chiedersi se davvero si trattasse della stessa band. Lo sleaze delle origini, che pur avendo una freschezza moderna era sostanzialmente filologicamente fedele, suonava stravolto, con influenze pop e metal ugualmente ipercaricate.
L'album ha confermato pienamente il nuovo orientamento. Il sound è difficilmente decifrabile e incorpora nell'originario tronco glam innesti di melodie e cori saturi di armonia che sembrano usciti dal pop punk di inizio millennio, riff mutuati dal thrash metal e più indefiniti elementi alternative rock. L'impressione è quella di un ibrido che guarda ugualmente tanto alla lezione degli Hardcore Superstar - che emerge al meglio in Velvet Rope -  quanto a quella dei Sum 41 - ad esempio nell'inizio  di 6(66) Feet Under- finendo però per somigliare di più agli episodi meno riusciti di queste band. Allontanandosi troppo dalle proprie radici i Santa Cruz non sono riusciti ad amalgamare i diversi elementi, che finiscono per stridere l'uno accanto all'altro. Ma se il giudizio sul cambiamento è necessariamente condizionato dal gusto personale, il difetto principale che imputo a quest'album è più obiettivo: la necessità spasmodica di "farlo strano" è andata a detrimento della composizione, col paradossale risultato che le canzoni del primo album avevano maggiore personalità nonostante un sound molto più classico.
Il giudizio rimane però difficile perché l'album presenta comunque degli importanti punti di forza: la performance tecnica della band quanto la produzione sono di alto livello e le canzoni sono realizzate con la coscienza di quanto si sta facendo, aldilà che lo si condivida o meno - Remedy ad esempio non è sicuramente un pezzo buttato lì per caso.   I singoloni Wasted & Wounded e We Are The One To Fall fanno il loro lavoro e si attaccano rapidamente in testa e alla fine in generale buona parte dell'album si ascolta meno malvolentieri del previsto . Non da ultimo, posso apprezzare la volontà alla base di  voler rivitalizzare e fare evolvere questo genere con altre influenze, che in fondo è sempre stato il processo alla base del rock. Rimane però innegabile che la band ha fatto il passo più lungo della gamba e abbia raffreddato molto entusiasmo nei propri confronti. Sarà solo il tempo e sopratutto il terzo album a dire se si è trattata di una sbandata su una strada  comunque corretta o il passo falso che li farà cadere nella propria tomba artistica.
Se per caso volete farvi un'idea dal vivo, la band suonerà stasera al Live Club di Trezzo in apertura al supergruppo power metal svedese Amaranthe.

Aldilà di tutto, rimane un conclusione positiva di carattere generale: a dieci anni dalla sua rinascita, il glam dimostra ancora di avere l'energia e il dinamismo per dare vitalità al proprio potenziale e prosperare per un altro decennio.


sabato 1 marzo 2014

Elite Zero - Zero


Mai mi sarei aspettato che S.N.A.F.U. ricevesse richieste di recensione da parte di un gruppo di elettronica...comunque in caserma siamo sempre sull'attenti e niente ci coglie impreparati! Il buon Pvt. Snafu, sapendo che sono il più tamarro della compagnia, mi ha assegnato l'incarico...e io prontamente obbedisco. 
Il gruppo in questione si chiama Elite Zero e, non conoscendoli affatto, sono andato sulla loro pagina Facebook a curiosare. Loro si definiscono così:
"Il duo Elite Zero suona da sempre, mixando musica elettronica e rock. Ma è grazie all'incontro con la cantante Alessandra Zwerger che questo progetto, nato dalle nebbie bresciane, ha il suo lieto fine." 
Sulla loro pagina Soundcloud potete ascoltare il loro Ep Zero...devo dire non male....onestamente me lo aspettavo più danzereccio...più tamarro! Invece le sonorità sono molto pacate e fini, c'è molto lavoro nella composizione dei pezzi, sento molto più pop ed elettronica che rock, ed è giusto così...alla fine quando si cercano di fare queste "fusioni" è sempre molto difficile che il rock resti a galla (con risultati decenti aggiungerei) e quindi pop e elettronica la fanno da padrone. Menzione speciale per Alessandra Zwerger (solo ascoltandola la immagino bellissima) la cui voce rappresenta la marcia in più del progetto. Ottimo cantato e ottimo inglese, complimenti!
Che bello sarebbe se un duo così dotato e una cantante così brava si lanciassero verso un genere che, seppur anacronistico, è sempre nel cuore di molti (me compreso!)....sto parlando dell' Italodisco! Alessandra Zwerger potrebbe essere la nuova Alexia! Potrebbero fare pezzi più à la Sandy Marton, à la Tom Hooker oppure Den Harrow...pensate che figata sarebbe!!
Ragazzi pensateci.....sul serio!