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lunedì 26 settembre 2016

Ghost - Popestar

Loma Vista Recordings - 2016

In in attesa di un nuovo full lenght, i Ghost da pochi giorni hanno rilasciato l'EP "Popestar". Il disco è uno spinoff di "Meliora", lo splendido terzo album uscito un anno e mezzo fa, di cui riprende sound e anche estetica. L'EP propone quattro cover pescate in generi distanti dall'ossatura doom metal della band svedese, come già era accaduto con l'EP "If You Have Ghost" uscito dopo il secondo album "Infestissumam". Questa volta i Ghost pescano nella new wave e persino nell'elettronica, a testimonianza della vastità del loro orizzonte musicale e della complessità del loro sound. "Popestar" però è arricchito anche da una traccia originale, il primo singolo Square Hammer, convincente traccia metallica percorsa da tastiere tenebrose. Si prosegue con la prima cover, Nocturnal Me degli Echo & The Bunnymen, la canzone meno convincente tra le cinque, fin troppo scolastica nella sua esecuzione. I Believe, cover dei Simian Disco Mobile, è invece il punto più alto: la resa degli svedesi è mozzafiato, con arrangiamenti e suoni eleganti e complessi che creano un'atmosfera mistica ed eterea. L'ennesima dimostrazione di un grande talento. Decisamente gustosa la cover di Missionary Man degli Eurythmics, energica e beffarda. Si chiude con Bible degli Imperiet, band conterranea dei nostri: un inno sinfonico dal crescendo epico che chiude degnamente l'ascolto. I Ghost fanno sfoggio ancora una volta di un talento fuori dal comune, reinterpretando e facendo proprie con maestria canzoni in apparenza molto lontane da loro.Tendo a diffidare degli EP pubblicati come intermezzi per le attese discografiche, ma in questo caso sono rimasto sorpreso ed emozionato, "Popestar" è un gioiello che non può che impreziosire la produzione del sestetto mascherato. Lo potete ascoltare su Spotify.


domenica 27 settembre 2015

Ghost - Meliora

Loma Vista Recordings - 2015

I Ghost si potrebbero considerare un'emanazione della loro stessa arte: la misteriosa band svedese infatti ha costruito se stessa intorno alla rappresentazione di un concetto. Concetto e non tema, perché qui siamo ben oltre le semplici varietà tematiche che costellano il metal, piuttosto è più simile a una rappresentazione teatrale nel suo senso più compiuto, con la musica a sostituire la recitazione. Come a teatro, questo non vuol dire che la performance non contenga riflessioni e messaggi personali, ma essi sono filtrati attraverso una messa in scena. Il satanismo, il trucco e i costumi non vanno quindi presi alla lettera ma come un'allegoria. La formula funziona egregiamente: arrivata il mese scorso alla pubblicazione del terzo album "Meliora", la band vive il suo momento finora più alto, riscuotendo consensi incredibilmente larghi di pubblico, critica e vendite.

Il disco non tradisce le alte aspettative, forte ancora una volta del sound assolutamente unico della band che mescola con grande maestria influenze doom, prog, pop, dark e persino operistiche.
Rispetto al suo altrettanto egregio predecessore , il terzo lavoro lo evolve asciugando l'abbondanza barocca di elementi a favore di una pulita eleganza, che ne sposta decisamente la complessità sul lato compositivo piuttosto che tecnico.

I primi due lavori avevano come filo comune rispettivamente la venuta e il regno dell'Anticristo; "Meliora" invece ruota intorno a una riflessione sull'assenza di Dio, ambientata in una distopica versione dei primi decenni del XX secolo. Tuttavia non si cade nella forzatura che quasi sempre caratterizza i concept album: piuttosto a legare il tutto è l'omogeneità del sound, perfettamente controbilanciata dalla distinta personalità di ogni pezzo. Con una produzione e registrazione di altissimo livello il risultato non poteva che essere un altro capolavoro. Ogni brano riesce a catture e sopratutto coinvolgere, dalla struggente e sorprendentemente tenera Cirice, il primo singolo, all'epico inno He Is, un momento altissimo, alla trionfale Majesty, passando per le vette di From The Pinnacle To The Pit l'onirico abbandono di Absolution fino alla catarsi di Deus In Absentia.

La ricerca del meglio è compiuta: con un grandissimo album opera di una grandissima band.


lunedì 10 giugno 2013

Live Report: Sonisphere 2013 @Arena Rho Fiera


In un estate povera di Heineken Jammin' Festival, Rock In IdRho e Gods Of Metal, è il Sonisphere l'unico appuntamento a sfidare i tempi della crisi e a proporre una line up di un certo livello.
Essendo un fan incallito degli Iron Maiden non posso mancare! E' dal 2003 ( Dance Of Death Tour) che non mi perdo una loro data in Italia, e così, con truppa al seguito, mi dirigo verso Rho. Fuori dalla metro c'è abbastanza delirio: bottiglie vuote, bicchieri di plastica e spazzatura ovunque, gente che vende robe abusivamente, metallari svaccati...l'atmosfera di devasto e marciume ringalluzzisce la truppa e ci dirigiamo festanti verso l'ingresso del festival. Quest'anno il Sonisphere ha fatto davvero il botto! Più di 35.000 biglietti venduti in prevendita e tantissimi altri il giorno stesso. I Maiden rimangono una delle poche band in grado di attirare così tanto pubblico in Italia, e questo sarà (per ora) il loro più grande concerto nel nostro Paese. Infatti, sono solo le 16 quando entriamo nell'area del festival, e c'è già tantissima gente!
Il primo gruppo che vediamo sono i Ghost, band Heavy Metal svedese molto particolare. La band, formata dall'inquietante Papa Emeritus II e dai suoi Nameless Ghoul, si ispira all'immaginario horror satanico e al rock dei Black Sabbath e delle band  hard rock/metal anni Settanta, con un sound rivisitato in chiave moderna con l'aggiunta di sinth e variazioni sul doom metal e sul goth. Il buon Pvt.Unclepear ha recensito per voi il loro ultimo lavoro. I Ghost fanno un buon concerto, piacevole, e la risposta del pubblico è buona (in molti indossano le loro magliette), band assolutamente più da club che da festival all'aperto...e poi sinceramente il genere non è che mi faccia impazzire ma comunque la loro è una buona performance .
A seguire i Mastodon, quartetto made in U.S.A. che ha da poco passato il decennio di attività. La band propone un metal molto tecnico, con mille varianti e influenze...ecco se c'è una pecca per i Mastodon è quella di essere TROPPO tecnici...secondo me sono un gruppo molto valido però live sono difficili da seguire, la loro performance ci sta tutta, ma dopo quattro pezzi ci stufiamo e decidiamo di fare quattro passi tra gli stand del festival e i metallari collassati.
In veste di vice-headliner ci sono i Megadeth, gruppone storico capitanato dal buon Dave Mustaine. Mi spiace ma loro non mi sono mai piaciuti...neanche su disco...e oramai Mustaine è un po' scoppiato... suonano per più di un ora e il pubblico apprezza molto...però la performance non decolla...neanche il duetto con Cristina Scabbia aiuta...i volumi non sono un gran che e io li seguo distrattamente. Ai lati del palco e sopra la batterie hanno montato tre megaschermi che proiettano immagini di dubbio gusto, in tema con le canzoni.


Nella mezz'ora che segue il cambio palco pre-maiden mi sale un ansia/tensione fortissima che solo i veri fan degli Irons possono capire. Con il Maiden England Tour la band vuole celebrare l'album Seventh Son Of A Seventh Son, uscito nel 1988, e che quest'anno compie i 25 anni! Sono questi i tour più fighi!! Senza il peso di inutili nuovi album da "promuovere", la scaletta della band è fatta SOLAMENTE  di classici (con una parte giustamente dedicata a Seventh Son). Quindi, se nel 2008 con il Somewhere Back In Time World Tour i Maiden avevano senza dubbio raggiunto l'apice di spettacolarità e potenza in un live (mi spiace ma l'ambientazione egizianosa/futuristica non si discute), questo tour rimette tutto in discussione.
Parte Doctor Doctor degli Ufo, classica intro degli Irons, e il pubblico si accalca verso il palco! Breve intro di Moonchild e la band inizia lo show. Si poteva aprire con qualche altro pezzo, ma la scelta di usare Moonchild è diciamo "obbligata". Finisce il pezzo e Bruce al microfono: And one, and two, three, four...CAN I PLAY WITH MADNEEEEESS! Uno dei pezzi più belli di Seventh Son, cantato da tutto il pubblico. Subito dopo parte l'intro di The Prisoner recitata a memoria da tutti, sono contento abbiano deciso di metterla in scaletta perchè è un pezzo veramente bellissimo! Neanche un attimo di pausa e Adrian Smith parte con la celebre intro di 2 Minutes To Midnight. Bruce si prende un attimo di pausa e con il solito  "Scream for me Milano!" annuncia il prossimo pezzo: Afraid To Shoot Strangers da Fear Of the Dark pezzo a lungo disdegnato e rintrodotto nelle scalette solo negli ultimi tour. Segue l'accoppiata fatale, The Trooper + The Number Of the Beast! Appena sfila il telone con la tipica immagine di Eddie il pubblico esplode in un boato e all'inizio del riff succede il finimondo, tra sventolii di bandiere varie e isteria collettiva, mentre The Number Of the Beast è accompagnata da fiammate a ripetizione e da un Eddie gigante vestito da generale sudista.
la voce di Bruce è al meglio e l'inossidabile frontman corre e salta per tutto il palco, la band suona alla perfezione, tutti sono in ottima forma e i suoni vanno alla grande! Veramente un bello spettacolo! Seguono Phantom Of the Opera, la mitica Run To The Hills con fuochi d'artificio annessi e acuto che scuote tutta l'area del festival, e Wasted Years, il capolavoro scritto da Hadrian Smith che mi commuove sempre. Poi doppietta da Seventh Son con il brano omonimo e The Clairvoiant e per chiudere in bellezza Fear of the Dark (pelle d'oca quando il coro assordante del pubblico segue le parti di chitarra) e Iron Maiden con  la solita l'apparizione di un Eddie gigante alle spalle di Nicko Mc Brain.

Il bis è introdotto dal famoso discorso di Curchill usato come intro ad uno dei brani più belli che per anni (purtroppo) è stato lasciato fuori dalle scalette...Aces High! Pezzo spettacolare e il pubblico esplode! The Evil That men Do altro capolavoro, ultimo da Seventh Son e poi Running Free a chiudere (anche se avrei preferito Hallowed Be Thy Name). 
C'è poco da dire...i Maiden oramai sono dei vecchi...ma fanno ancora degli show della madonna!!!

venerdì 7 giugno 2013

Ghost - Infestissumam

Loma Vista Recordings - 2013

I Ghost (Ghost B.C. in America) sono oscuri e misteriosi figli della musicalmente fertilissima Svezia. In attività dal 2008, la band è composta dal cantante Papa Emeritus II, vestito in abiti cardinalizi e truccato da teschio, e i suoi incapucciati Ghoul Senza Nome agli strumenti. 
Eredi dell'immaginario horror e satanico dei Black Sabbath, e di quello satanista dei meno noti Black Widow, i Ghost propongono una personalissima ricetta che mescola orchestralmente heavy e doom metal con goth, pop e psichedelia in onore di Sua Maestà Infernale.

Dopo il valido album di debutto "Opus Eponymous" del 2010, il 10 aprile 2013 è uscito "Infestissumam", una vera opera rock che ruota intorno alla figura dell'Anticristo.
Le porte dell'Abisso vengono spalancate dalla title-track, un blasfemo canto gregoriano che in un crescendo distorto introduce Per Aspera Ad Inferi, dove i cupi e pesanti riff della strofa si alternano al crescendo marziale del ritornello.
Secular Haze, il primo singolo,  è un giro di giostra alla Fiera dei Dannati, dominata com'è dalle inquietanti melodie circensi dell'organo, che si ricompattano nelle improvvise declamazioni del titolo.
Passiamo quindi alla decadente eleganza del cabaret di Jigolo Har Megiddo, uno dei brani migliori, che ti possiede inesorabilmente la mente grazie anche alla bellissima prestazione della voce e al sensuale assolo.
Ghuleh/Zombie Queen è il momento più importante dell'album, una lunga ballad che comunica un dramma di amore e morte. La prima parte è lenta e malinconica, con la voce sussurrante e la chitarra che s'intrecciano sul pianoforte, e poi cresce rapidamente con l'emergere della batteria e dellla distorsione: è la seconda metà, che culmina in un'epica celebrazione della regina dei non morti.
Year Zero, il secondo singolo, ha una strofa dal sapore quasi industrial che prepara bene per l'esplosione di invocazioni da messa nera dei ritornelli.
Body And Blood è un disturbato pop psichdelico, melodia da serial killer, mentre Idolatrine è una danza macabra, valzer per scheletri con vestiti nobiliari.
Depth Of Satan Eyes torna decisa nel metal e richiama alla mente le fobie di Alice Cooper.
Chiudiamo degnamente con Monstrance Clock, un allucinato ma stranamente attraente incubo con un meraviglioso ritornello - un altro capolavoro assoluto di questo disco - che è una pura ascensione alla dannazione: il Grande Nemico è finalmente tra noi.

Le versione deluxe aggiunge due pezzi di epilogo: La Mantra, una turbinante nebbia di voci e melodie, e la sorprendente cover di I'm A Marionette degli ...ABBA!

"Infestissumam" è uno splendido album, di altissimo livello; probabilmente il mio preferito di quest'anno e sicuramente uno dei migliori da molto tempo a questa parte.
La band dimostra un grande talento musicale e compositivo e una rara capacità di arrangiamento. Ottima produzione e splendidi suoni completano il tutto.

I Ghost sono in Italia proprio in questi giorni e sabato saranno a Milano per il Sonisphere.

Come together, together as one. Come together, for Lucifer's Son