giovedì 9 maggio 2013

Queers Live @ Spazio 4 (Piacenza)


Affrontare una trasferta con il dente avvelenato con la vita perchè si è appena finito di smadonnare contro una sfiga dietro l'altra è una pessima idea. Ma suonano i Queers quindi faccio lo sforzo. Arriviamo per le 22e30. La gente è poca e gli Accelerators hanno apena iniziato. Non capico se è la band che suona floscia come il pube di un ottantenne o se è l'impianto a non reggere e far di conseguenza uscire il suono spompo. Fatto stà che la voglia di cagarmi la band va a farsi benedire. Salgono sul palco i Queers. Mass Manges sostituisce Dangerous Dave al basso e un non meglio specificato batterista texano sta al posto di Lurch. Ok, ho la conferma definitiva che l'impianto non regge botta. Però i Queers sono i Queers e, anche se non si possono definire degli istrioni della precisione, sono comunque una band che riesce ad esaltare sempre il suo pubblico (stasera una sessantina a spanne). L'apertura canonica con No Tits è emblema della scaletta senza nessuna chicca particolare. Però quando ormai sono iniziati i minuti di recupero le cose iniziano a farsi a muzzo e il concerto ingrana la sesta marcia: Andrea Manges sale sul paco per cantare Cretin Hop e Sheena is a Punk Rocker. Joe vuole andare avanti con I Wanna Be Sedated ma Mass si fa trovare impreparato. Ci pensa Chris Polecat a salvare la situazione imbracciando basso e cantando pure. Il pubblico già divertito si scalda vigorosamente. Tulu Is a Wimp, Monster Zero e tutti a casa!

SNAFU 2.0: The Moorings @ Sunside

Matt Pesce el conquistador de scalette....


Dopo essere venuto a conoscenza di questo gruppo lo scorso ottobre e dopo aver acquistato il loro primo e finora unico album un mesetto fa, arriva finalmente il momento del concerto. Il luogo da me prescelto per godermi per la prima volta live questo gruppo, di cui mi sono innamorato, è il Sunside Music Festival di Villandro, piccolo paesino di montagna poco oltre Bolzano. Ho una voglia matta di vederli che non si ferma neppure di fronte alle 2 ore e mezza di auto (sola andata) in solitaria che mi separano dalla location. Parto ad inizio pomeriggio e arrivo giusto in tempo per il primo dei cinque gruppi in scaletta, i Frozen Ra!n: formazione tipica con batterista, chitarrista, bassista e cantante/chitarrista. Fanno rock alternativo, lo fanno bene e sono giovani ma non mi coinvolgono più di tanto e passo oltre.
Tocca ai The Lubbers, che presentano una formazione simile a quella del gruppo precedente ma con l'aggiunta di un sassofonista e questi già mi entusiasmano un po’ di più. Si passa poi ai Logical Terror, gruppo metal che tra i quattro che hanno preceduto gli headliner è stato quello che mi ha più interessato. Era la prima volta che vedevo un gruppo metal dal vivo e l'impressione è stata positiva: mi è piaciuto molto il suono generato dalla fusione della profonda linea di basso e della chitarra distorta, anche se l'attenzione di tutti era focalizzata più che altro sui frontman, i due cantanti del gruppo che per tutta la durata del set hanno cantato, sia alternandosi che congiuntamente, e spronato il pubblico ad avvicinarsi al palco e a "muovere il culo" (cit.); dopo un inizio un po’ diffidente i presenti hanno iniziato piano piano a lasciarsi andare.
Segue il turno dei TOS, il cui ingresso in scena porta una nutrita schiera di fanciulle ad occupare di colpo la prima fila per godersi meglio lo show del gruppo e del loro cantate/chitarrista; non saprei dire nulla sulla loro performance perché ormai mi interessava solamente di vedere i Moorings e non avevo più voglia di aspettare. 

Dopo un rapido cambio di palco e un veloce soundcheck ecco che si presentano i cinque ragazzi francesi: voce e chitarra acustica, chitarrista, bassista, batterista e l'affascinante violinista. Suonano una ventina di canzoni secondo il loro stile: irish folk punk, motivo per cui buona parte di queste sono riproposizioni di pezzi della tradizione irlandese come "Whiskey in the Jar", "Nightingale", "All for me Grog" e "The Wild Rover". Naturalmente suonano anche pezzi loro come "Away From Home", "Working Class Heroes" e "Friendhsip" (facenti parte del loro album) e ovviamente qui non posso che mettermi ad intonarle con gioia anch'io generando lo stupore di una ragazza del luogo, che mi chiede come faccia a conoscere le loro canzoni, e suscitando forse anche un pochino di sorpresa tra gli stessi membri della band, il cui occhio ogni tanto casca su di me che canto allegramente al centro della prima fila... Il loro show dura poco più di un'oretta, durante la quale suonano, parlano ogni tanto col pubblico, si divertono e fanno divertire la gente che pare davvero apprezzare. 
Sono stato davvero felice di essere riuscito a vederli dal vivo anche se delle canzoni che hanno suonato purtroppo ne conoscevo meno della metà, un po’ perché alcune erano cover di brani a me ignoti e un po’ perché altre erano pezzi loro non ancora pubblicati in nessun lavoro. E' stata comunque una serata veramente bella e divertente, conclusasi tra l'altro con la conquista della tanto agognata scaletta...

Gli Ultimi - Storie Da Un Posto Qualunque

Hellnation - 2012

Un'amica in visita da Roma mi porta in dono (grazie ancora!) il vinile  di "Storie Da Un Posto Qualunque"de Gli Ultimi, gruppo punk della provincia romana in giro da qualche annetto.

Mi aveva già consigliato la band in precedenza e i primi ascolti mi avevano colpito positivamente.
L'album conferma questa impressione: punk rock in italiano energico e onesto, con solide influenze oi! e hardcore.
L'ossatura musicale dei pezzi è costituita da riff veloci e diretti, rapidi assoli e la ritmica lanciata a palla, ma c'è anche cura per i dettagli, con la giusta dose di melodia distribuita dove serve.
La voce ha grinta e i cori sono sempre belli carichi;i testi sono incentrati sulla vita quotidiana e la realtà sociale in cui si muove la band, con uno sguardo a volte cupo e altre positivo.
Una menzione merita l'unica cover: quella della tradizionale canzone romana Canto del Carcerato, un curioso ma divertente omaggio alle loro radici geografiche.
Le mie preferite personalmente sono Lisloow; Laida, Bastarda e Sporca e Terra Bruciata; in generale comunque tutto l'album si fa ascoltare piacevolmente.

Il gruppo sta per far uscire uno split in 7'' con i mitici Plakkaggio HC e continua a suonare in giro. Daje regà, fate un salto anche dalle nostre parti.

lunedì 6 maggio 2013

SNAFU 2.0: Leeches - Manges- Rocket from the Crypt


La soldatessa Milla esce dalla maggioranza silenziosa e ci manda un 2.0 senza usare il 2.0 (dannazione)...ma faccio un'eccezione pubblicando il tutto perchè le soldatesse donne in caserma mancano. Grazie!



Mercoledì 24 Maggio.

E' mercoledì pomeriggio e ancora non mi sono decisa se andare a Bresso a vedere Dopamines, Mikey Ergs & co. o andare a vedere i Rocket from the Crypt con Manges e Leeches.
Il costo del concerto è esorbitante considerando che non sono una grande fan dei Rocket from the Crypt, un pò perchè non li conosco bene un pò perchè non mi esaltano.
Alla fine decido di andare solo per vedere i Manges, perchè per una volta che suonano a Milano e dietro casa mia allora diventa una questione di principio...milano-la spezia in treno sì e allo spazio oca dietro casa no?
Allora decido di andare. Arrivo che i Leeches stanno già suonando, mi godo gli ultimi pezzi "Jesus loves the Leeches" e "no sport".
Pausa birra.
Iniziano i Manges che non vedo suonare da un bel pò ma che sono sempre in forma e che mi fanno sempre battere il cuore (che ragazzina idiota). Bilanciano abbastanza i pezzi seminuovi e nuovi con i pezzi datati; tra "Mary", "My direction", "Barrage of Hate" e "Bad Juju", "Wonder Wheel" suonano un'oretta buona finendo con "say goodbye to your generation" che considerando l'età media del pubblico ci stava a pennello.
Iniziando poi i Rocket from the Crypt che come da premessa non conosco bene ma che da recensioni varie mi dicono tutti siano una bomba. Bravi ed in forma sicuramente ma non mi hanno minimamente esaltata...dopo un paio di canzoni ero già annoiata.
Mi perdo a parlare di scemate ascoltandoli distrattamente. Presa dal sonno decido di tornare a casa.
Tutto sommato è stata una serata piacevole e in 10 minuti sono a casa (miracolo!) mentre i miei amici mi dicono che ai Dopamines è stato una bomba e io che faccio sempre la scelta sbagliata, sta volta non me ne pento!

domenica 5 maggio 2013

Shiva Racket + Greedy Mistress @ Rocket


Era da un bel pò di tempo che non mi facevo una serata al Rocket con gli altri soci della Caserma...quale occasione migliore di questa?
Viaggio di 50 minuti (ecco perchè non ci venivo da un pò), parcheggio tattico, saluti generali e subito ci si trasferisce al cinese lì vicino a fare un pò di piazza perdendoci nel totale disinteresse i Booby Traps...non me ne vogliano. Partono discorsi malati sul punk, la figa, l'Operazione Herring e, grazie al solito mangiabambini del Pvt Rehab, scatta pure una lezione su mafia e Lucky Luciano.
Raggiunto questo livello di molestia pensiamo bene sia ora di entrare al Rocket per vederci i brianzolissimi Greedy Mistress che suonano in un ambiente a loro poco consono...ovvero quello hipsterz.
I ragazzi fanno il loro sporco lavoro e lo fanno pure bene, il pubblico crea il vuoto attorno al palco per paura di qualche pazzia del Mollu, ma alla fine la pazzia non arriva. Sebbene la band abbia suonato da Dio, cosa che in questo periodo sta facendo sempre di più, a mio parere è mancata un pò la vera essenza del loro hardcore casinaro...sono stati un pò come leoni in gabbia, forse cercando di non esagerare per poter fittarsi al meglio in una situazione differente dal solito....chi lo sa.....riescono comunque a rovinare tutto con un pezzo  finale strumentale di 4 minuti netti....inutile come pochi. Peccato.
Arriva il turno degli Shiva Racket che presentano il loro EP di cui mi sono totalmente scordato di prendere una copia. Next time....nex time....
Ho sentito un pò di gente storcere il naso...ma a me sinceramente piacciono, hanno un impatto sonoro travolgente, suonano precisissimi e l'80% dei pezzi sono ottimi.
Non si può negare che le atmosfere che evocano siano smaccatamente grunge con mixato quel vago sapore di rock italiano tristone da festa del 1 maggio, ma a mio insulso parere, se ci si fa caso, la parte predominante del loro stile è in realtà molto più grezza (potrei dire anche "punk") di quello che si vuole far credere.
Alcuni riff potrebbero essere presi in prestito dai Turbonegro ad esempio, poco importa se poi ci viene messo sopra un cantato in italiano che, per forza di cose, muta l'effetto complessivo del pezzo.
Live carichissimo effetto sauna con dei suoni sopra la media del Rocket che vanno un pò a premiare la batteria piuttosto che le chitarre, ma nel complesso le paccate sul rullo di Giò Racket fanno la loro porca figura. Ovviamente anche loro rovinano tutto facendo 2 pezzi in più del dovuto, ma era il release party quindi, pur non perdonandoli, li rispettiamo.
Dopo i canonici 5 minuti necessari per uscire dal locale, torniamo dal China a fare la gente che beve sul marciapiede. Uniamo l'utile al dilettevole e cerchiamo di far cuccare un nostro commilitone mangiabambini pure lui. Inutile dire che è andata una merda.

SNAFU 2.0: Rammstein @ Unipol Arena

Le magie del 2.0.....Frankee si imbosca sempre ai concerti più strambi e ci fa sapere come gli è andata la libera uscita, grazie!

Rammstein @Unipol Arena, Bologna, 26 aprile 2013

La prima volta che mi imbattei nei Rammstein fu durante la loro performance agli Mtv Music Awards del 2001. Io me ne stavo davanti alla televisione e, mentre loro si esibivano con Ich Will in un orgia di fuoco e fiamme, ricordo di aver distintamente pensato che una roba del genere non poteva essere definita musica, ma merda fumante.
Il tempo per fortuna cambia tante cose e ci rende persone migliori, tanto che oggi i Rammstein sono indubbiamente uno dei miei gruppi preferiti, e devo perciò ammettere che rare volte ho atteso un concerto con così tanta ansia e trepidazione, anche perché si tratta per me di una sorta di battesimo, essendo la prima volta che mi capita di vederli dal vivo (mea culpa per aver cominciato ad apprezzarli decisamente tardi).
Ma bando alle ciance. Io e il mio socio arriviamo all’Unipol Arena una mezzora prima dell’inizio del concerto. All’ingresso ci accoglie il potentissimo dj set di tale Joe Letz, che propina al pubblico una tamarrissma sequela di remix degli stessi Rammstein. Ho sempre avuto un’idea abbastanza netta sui dj set prima dei concerti, che fosse per me abolirei senza se e senza ma, ma devo dire che per una volta rimango piacevolmente sorpreso: per quanto trovi discutibile l’idea di far ascoltare al pubblico versioni alternative delle stesse canzoni che si troverà ad ascoltare di lì a poco, devo ammettere che, ad un primo impatto, questa trovata non è niente male (anche se dopo il primo quarto d’ora comincio già ad averne un po’ le palle piene…). Il pubblico comunque pare apprezzare, e questo è quello che conta.
Nel frattempo mi guardo un po’ in giro: la Unipol Arena mi sembra decisamente più piccola e raccolta rispetto al Forum di Assago, ma proprio questo motivo mi lascia ben sperare per quanto riguarda l’acustica che, anche a giudicare da quanto si sente dal dj set, promette di essere davvero dirompente.
Un’altra cosa che mi sorprende è l’enorme eterogeneità del pubblico presente, in cui si mischiano persone dai 16 ai 50 anni abbondanti e in cui spicca una discreta presenza femminile, nonché qualche tedesco sparso qua e là.
Quando Joe Letz saluta il pubblico facendo simpaticamente partire lui stesso il coro “Fuck the DJ, we want Rammstein” il palco è già allestito, le luci si spengono e tutto sembra pronto per l’ingresso dei Rammstein, ma…le luci si riaccendono! Falso allarme, a quanto pare. Ma ormai manca davvero poco e il conto alla rovescia può iniziare.
Sono infatti da poco passate le 21 quando le luci si spengono di nuovo e questa è la volta buona. L’emozione è palpabile, l’Unipol Arena esplode in un boato in stereofonia con i primi fuochi d’artificio che scoppiano sul palco.
Ad aprire le danze è “Ich tu der Weh”: Till Lindemann discende sul palco calato da una piattaforma posta a una decina abbondante di metri d’altezza, le chitarre di Richard Kruspe e Paul Landers picchiano senza pietà e io parto subito con un headbanging violentissimo (tanto che la ragazza dietro di me mi chiede di fare qualche passo in avanti, giusto per evitare di prenderci a capocciate), i cui postumi si faranno sentire anche nei giorni successivi (povero me, non ho più l’età).
Non c’è quasi tempo per gli applausi, perché i Rammstein riattaccano con “Wolt ihr das Bett in Flammen sehen”, a cui seguono “Keine Lust”, “Sehnsucht”, “Asche zu Asche” e tutti gli altri pezzi che hanno fatto dei Rammstein la band tedesca più famosa al mondo, nonché uno dei gruppi metal più importanti degli ultimi quindici anni.
La scaletta è davvero azzeccatissima, “Du Riechst so Gut”, “Mein Teil” e “Links 2-3-4” sono da infarto. “Ohne dich” emoziona, dal vivo ancora più che su disco, per la sua imponente maestosità, e non si può non provare un brivido nel sentire l’intera Unipol Arena scandire a pieni polmoni quella “Du hast” che è stata forse il primo grande successo internazionale della band.
L’impressione continua è quella di venire investiti da un vero e proprio muro sonoro fatto di distorsioni a tutto volume, il cui effetto è quello di farmi provare un orgasmo prolungato di un’ora e mezza abbondante.
Anche l’apparato scenografico non delude: per chi come me temeva che l’impianto al chiuso dell’arena bolognese potesse scoraggiare l’utilizzo di fuochi e artifici pirotecnici, i timori sono presto spazzati via. I fuochi ci sono eccome, insieme alle esplosioni e ai soliti teatrini che vedono come vittima sempre il povero Flake, abbrustolito in padella durante “Mein Teil” o sodomizzato senza pietà in “Buck dich” (testualmente “piegati”), con conseguente copioso spargimento sulle prime file del pubblico di liquido bianco direttamente dal cazzo di plastica che fuoriesce dai pantaloni di Till.
Al termine di “Ich Will” i Rammstein si concedono la prima vera pausa all’interno di un concerto che li ha visti macinare una canzone dopo l’altra e in cui l’interazione col pubblico è stata ridotta ai minimi termini: soltanto un paio di “grazie” e un “siete grandi”, rigorosamente in lingua italiana, ma finché un gruppo è in grado di incendiare (letteralmente) il palco così come ha fatto finora la band di Berlino, si fa tranquillamente anche a meno delle solite inutili paraculate nei confronti della platea.
Al ritorno sul palco per gli immancabili bis, le luci dei riflettori sono tutti per Flake e Till, che si cimentano in una versione di “Mein Hertz Brennt” solo pianoforte e voce, a cui seguono gli ultimi due pezzi del set, ovvero la clamorosa “Sonne” e l’immancabile “Pussy”, al termine della quale il pubblico viene ricoperto da una pioggia di coriandoli e Till attraversa il palco con un cannone che spara litri e litri di spuma bianca (ogni riferimento fallico è ovviamente puramente casuale).
E così cala il sipario. I Rammstein si mettono in riga e si inchinano davanti al proprio soddisfattissimo pubblico che non dispensa lunghi e calorosi applausi, pienamente giustificati dopo una prestazione da dieci e lode per qualità, potenza e scelta della scaletta.
Ora è il momento di tornare a casa, e sorgono alcuni problemi: il mio socio mi riaccompagna alla stazione di Bologna e riparte verso le accoglienti spiagge della Toscana. Il primo treno per Milano è alle 4 e mezza di mattina, e di rimanere per cinque ore abbondanti da solo in stazione non ne ho proprio voglia. Ed è qui che arriva che arriva il colpo di genio (se così lo possiamo chiamare): prendo il primo treno per Parma, dove giungo alle 2 di notte e vengo accolto a braccia aperte, da un amico (sant’uomo) conosciuto sui banchi dell’università e che, armato di due Peroni fresche fresche, mi porta a spasso per un giro turistico della “vivissima” Parma by night fino al castello di Torrechiara, dove hanno girato il film Ladyhawke, mica cazzi!! 
Terminata la scampagnata notturna in quel di Parma e dintorni, alle 5 e qualcosa del mattino sono di nuovo in stazione dove mi aspetta, finalmente, l’agognato treno per Milano.
Fra una cosa e l’altra arrivo a casa che sono quasi le 8: passo lento e strascicato, colorito cadaverico, occhiaie che arrivano fino alle ginocchia e cappuccio in testa a nascondere quel che resta della mia faccia.
Guardo il letto mi sembra quasi un miraggio. Mi sdraio e mi addormento, stremato ma col sorriso sulle labbra: questa trasferta bolognese sarà pure stata un gran bello sbatti, ma ne è sicuramente valsa la pena cazzo!!!
Rammstein Über Alles.

Setlist:
Ich tu dir weh
Wolt ihr das Bett in Flammen sehen
Keine Lust
Sehnsucht
Asche zu Asche
Feuer Frei!
Mein Teil
Ohne dich
Wiener Blut
Du Riechst so Gut
Benzin
Links 2-3-4
Du hast
Rammstein intro / Buck dich
Ich will

Bis:
Mein Hertz brennt (piano version)
Sonne
Pussy

sabato 4 maggio 2013

Stasera Paolino Paperino Band a Milano


Stasera, Sabato 4 Maggio, all'Arci LoFi di Milano (in via dei Pestagalli 27):

PAOLINO PAPERINO BAND

Grande ritorno on stage per le leggende del punk-rock modenese. 
Attivi dal 1987 con un'esplosivo mix di Ramones e Bad Brains intriso di demenzialità e impegno sociale, mancano dai palchi milanesi da oltre 15 anni.
 Tutti sotto il palco a cantare “Discotecaro!/Sei proprio fesso!/ Sputtani tutti i soldi per pagarti l'ingresso!”, ritornelli indimenticabili dei nostri vent'anni. 
Da sempre underground, da sempre sinceri e umili. Storici ed IMPERDIBILI!



In apertura

:
DRAWING DEAD
 
Con spiccato senso di superiorità nei confronti del prossimo, sovvertono l'ordine naturale del dare e del ricevere, manifestando costante disdegno. Punk rock e arroganza.



VINYL
 
Un crogiuolo di musicisti jazz e hard rock accomunati dall'insana passione per il punk... PUNK HXC OLD SCHOOL E TANTA BIRRA!

Low Dérive - Aelita

DIY - 2013

I Low Dérive cagano un nuovo EP di 3 canzoni, lo metono in free download su bandcamp e ci sparano su anche una copertina dello stesso stile del loro precedente lavoro, Do.Make.Wold.Sink. Tutto come preventivato? Assolutamente no! Questo EP è pieno di sorprese: se da un lato il sound di Aelita trova svariati punti di continuità con quanto già pubblicato dalla band, come doppie voci e arpeggini con note melanconiche, dall'altro il numero di BPM scende, i pezzi si fanno più melodici e la struttura più complessa. L'Ep si apre con I Know, che altro non sembra che l'intro della title track. Battle Cries for the Revolution chiude le danze con 4 minuti di casino armonico incatalogabile: lo adoro! Se prima potevamo dire che la band più simile ai 4 di San Donato fossero i Dopamines, adesso probabilmente i Bradway Calls sarebbero un termine di paragone più appropriato: però questo non vuol dire che i Low Dérive siano una pedissequa imitazione delle suddette band. Il loro marchio di fabbrica ce lo sanno mettere.. eccome! Ascoltate, ascoltate e ascoltate!!!