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lunedì 26 giugno 2017

Intervista a Kevin Aper


English Version HERE


1. Hey Kevin come va? E’ bello sentirti! Un abbraccione dai soldatini di S..N.A.F.U.
Yo SNAFU! Tutto bene e voi? Scusate se vi ho risposto in ritardo ma stavo fumando erba e facendo cose assolutamente non importanti haha.

2. Mentre stavo scrivendo questa intervista gli Apers sono stati annunciate al Punk Rock Raduno! Che figata! Siete gasati? E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che avete suonato in Italia! (l’intervista è stata scritta moooolto prima del mondo bizzarro).
Sì, non vediamo l’ora! Bellissima location, line-up stupenda, e suono pure! Faremo anche dei set acustici al banchetto della Monster Zero tra una pausa e l’altra del main stage, quindi vi aspettiamo!

3. Qual’è il futuro degli Apers? Registrerete un altro album? Continuerete ad andare in tour?
Ora come ora non ne ho idea. Non siamo stati molto attivi come band negli ultimi anni…ma chissà! Attualmente Mikey è molto impegnato con i Drunken Dolly, Ivo suona con Windowsill, Lone Wolf e probabilmente un trilione di alter band e Kasper fa il manager di un bar per biker. Ma grazie a eventi come Il punk Rock Raduno, Crossbone e Pukefest siamo ancora attivi e riusciamo a suonare per le persone giuste.

4. Pensi che il 2017 sarà merdoso come il 2016?
Haha, non ho avuto problemi con il 2016. Per gli Insanity Alert è stata una bellissima annata con un sacco di show fighi come band di supporto e nei festival. E’ anche uscito il nostro secondo album. Finora il 2017 è stato una bomba e l’estate per ora si preannuncia di quelle da segnare nei libri di storia.

5. Quando non sei in giro con gli Apers sei impegnato con gli Insanity Alert. Parlaci di questo tuo progetto. Com’è nato?
Gli Insanity Alert sono nati per scherzo dopo una grande fumata nel 2011. Mi ero appena trasferito in Austria e poi abbiamo formato la band. Stavo comunque già frequentando quel giro di persone quando Simone Riccobelli ci ha trovato uno show di supporto ai Suicidal tendencies a Brescia, e da lì è nato tutto. Siamo stati abbastanza inattivi per un paio di anni e poi abbiamo deciso di fare uscire il nostro primo disco , poi da lì le cose hanno preso una piega diversa.

6. Gli Insanity Alert hanno due album all’attivo, fanno un sacco di date, concerti grossi (Hellfest perdio!), hanno addirittura più like su Facebook degli Apers…sei contento di come stanno andando le cose?
Sì molto contento! Finora è senza dubbio la band più “grossa” in cui sono mai stato. Amo gli Apers, li amerò sempre, ma allo stesso tempo è bello fare anche altro, suonare in contesti diversi. La scena metal è gigantesca e interessante. I fan sono super fedeli e viene sempre più gente ai nostri concerti. Suonare in festival come l’Hellfest o il Summer Breeze è spettacolare. Quindi spero di continuare per un bel po’.

7. Domanda cattiva…cosa sceglierestitra Apers o Insanity Alert?
Hahaha non ne ho idea! Al momento mi sto concentrando di più sugli Insanity Alert ma gli Apers saranno per sempre la mia band. Tuttavia anche gli Insanity Alert sono diventati una parte importante delle mia vita e i ragazzi nella band sono tra i miei migliori amici. Quindi preferisco continuare con entrambi i progetti.

8. Cosa succede quando Kevin Aper si trasforma in Heavy Kevy? Come fanno a coesistere queste due entità?
E’ sempre la stessa persona! E’ come l’evoluzione dei Pokemon! Sul serio, io mi comporto alla stessa maniera sia sopra che sotto il palco. Canto, bevo, fumo, parlo a vanvera…è un bellissimo mix tra Ramones, ABBA e Slayer!

9. Ti è sempre piaciuto il metal? Hai iniziato ad ascoltare prima metal o punk? Quali sono i tuoi gruppi metal preferiti?
Quando avevo 17 anni assorbivo musica come una spugna. Certamente mi appassionava tutto il mondo Lookout! E lo skate punk ma mi piacevano anche Pantera, Sepultura e Slayer. Mi piacevano anche band più “strane” come i Faith No more e Life Of Agony. Quindi diciamo che non mi sono mai concentrato su una cosa sola ma ho sempre ascoltato roba molto diversa. Il punk rock è una figata, ma da solo è noioso.

10. Dato che hai esperienza dal vivo in entrambe le “scene” quali sono le differenze principali tra punk rockers e metallari?
I metallari arrivano prima ai live e comprano più merch, I punk rocker si fermano più tempo a concerto finito.

11. Pensi che entrambe le scene vadano verso un vicolo cieco o ce n’è una che sta meglio dell’altra?
Posso parlare solo della scena che conosco e sono abbastanza sicuro che, per quanto sia piccola, non morirà mai. Con gli Apers suoniamo da 21 anni e ogni anno spuntano fuori nuove band, etichette e feste. Al giorno d’oggi ci sono tante persone atttve e che fanno roba DIY, tante band che girano e che fanno uscire dischi. Per quanto riguarda il metal sono abbastanza sicuro che non morirà mai in quanto è ormai diventato un movimento vicino al mainstream, una bestia indomabile.

12. E per quanto riguarda le uscite del 2016? Tra le novità hai ascoltato più roba del mondo punk rock o hard rock/heavy metal? Potresti dirne qualcuna?
In sostanza ultimamente sto ascoltando Ella Fitzgerald, David Hasselhoff e i Goatwhore.

13. Com’è suonare nei festival giganteschi? Fa schifo o è figo? Hai delle chicche dal backstage da raccontarci?
Amo I festival, soprattutto quando abbiamo accesso al backstage. Finora abbiamo suonato sul presto quindi dopo il live ci ubriachiamo da far schifo e facciamo festa. A volte abbiamo l’opportunità di passare del tempo con band fighe come Iron Reagan, Negative Approach, Casualties, Pro Pain e Lagwagon. Ma la maggior parte delle volte succede che ci cacciano dal backstage e finiamo a girovagare per il festival per ore attaccando adesivi degli Insanity Alert dappertutto.

14. Hai ascoltato Hardwired…To Self Destruct dei Metallica? E Broterhood of the Snake dei Testament? Ti sono piaciuti?
No, no, no!

15. Qui in caserma ci piacciono un sacco I Manowar e andremo di sicuro al loro Farewell Tour. In più tutti amiamo i Rhapsody (Of Fire) . Siamo dei poser o True Metal Warriors?
Senza dubbio True Metal Warriors! It´s all in your head if you bang it!

16. Ultima: chiedi qualcosa a Speciani, amministratore delegato della One Chord Wonder. gli manderemo la domanda e pubblicheremo la sua risposta.
Mr. Speciani, come ha fatto a sviluppare un gusto così raffinato che le permette di selezionare ottime punk rock band per la sua etichetta?
Speciani OCW: io purtroppo non conto niente, mi limito a rovistare nei cassonetti di Innsbruck alla ricerca dei demo scartati da Kevin...

17. Kevin grazie per la disponibilità, è stato bello scambiare quattro parole con te, ti abbracciamo e speriamo di vederci presto. Ora tocca a te….chiedici quello che vuoi e saremo felici di risponderti. Sta a te amigo!
Grazie a voi! Quando ci sarà una S.N.A.F.U. Fest?
Pvt.SNAFU: sarebbe effettivamente molto bello farne una, anche solo per dimostrare a Imbalzano che per certe cose il cuore non basta, ma bisogna saper fare gli affari come Barcella o Berlusconi. In caso la facessimo ovviamente il giorno scelto sarebbe il 6 giugno... e tu Kevin sai perchè!

venerdì 2 dicembre 2016

Insanity Alert - Moshburger


Quando la scorsa estate abbiamo chiesto a Kevin Aper se ci saremmo beccati al Punk Rock Raduno, la sua risposta è stata: "Fuck pop punk, I'm Metal now!". Genio! E come dargli torto?! Negli ultimi anni gli Insanity Alert stanno andando alla grande...ed è passata una valanga di tempo dall'ultimo concerto degli Apers! Ce ne eravamo accorti!
A questo punto faccio un appello personale a Barcella & Caredda per farli suonare nell'edizione 2017! Tanto una volta chiamati gli Slander e i Council Of Rats il ghiaccio è stato rotto...no?!
Tornando agli Insanity Alert, il loro nuovo lavoro, Moshburger, rappresenta tutto quello che ci si può aspettare da un album crossover/trash: velocità, rifferia, distorsione, testi tra il demenziale (Life's Too Short For Longboards e Wake & Bake) e lo splatter/b-movie (Gonna Rip Your Head Off , Confessions of a Crabman e Slimer's Revenge). Sound curato e potente anche grazie al master a cura di Joel Grind made in U.S.A. , pezzi discreti, ritornelli trascinanti, nel complesso album positivo, nulla di trascendentale, ma in fondo scorre piacevolmente (se vi garba il metal). Li aspettiamo al Punk Rock raduno 2017!

giovedì 2 luglio 2015

Live Report: Iron Reagan & Red Fang @ Circolo Magnolia


Questo voleva essere un report del Solo Macello Fest, e soprattutto voleva essere un report anche per Satori Junk e Jussipussi. Tuttavia la vita in generale mi impedisce di prendere la 73 ad un orario decente e purtroppo il mio piano viene sputtanato. 
E così, sulla 73 che viaggia in direzione Linate, mi dirigo verso il Magnolia in solitaria, in cerca di distorsione e facce amiche. Il motivo che mi ha spinto a smuovere il culo dalla caserma stasera è principalmente uno: Iron Reagan. Da buon fan dei Municipal Waste, seguo da molto questo side project di Tony Foresta e Land Phil e onestamente lo trovo eccezionale; pezzi brevi e veloci, pieni di riffoni e distorsione. Una manna per gli amanti del trash e del metal in generale. Al Groezrock avevo assistito a uno dei loro primi live in Europa, e stasera sono ansioso di vederli alla loro prima data italiana.
Arrivato al Magnolia ordino subito una birra e faccio un po' di chiacchiere con qualche amico; stanno finendo i Satori Junk e ci sono tante persone e tante zanzare. Cambio veloce con gli IR che si settano il palco da soli, breve intro e inizia il delirio. Il loro live è stato proprio come me lo aspettavo (e come era stato al Groez.): veloce, rozzo e distorto. Avran suonato si e no una mezzoretta...roba da lode per gli standard che abbiamo qui in caserma...poche pause e via di brano in brano, poche chiacchiere e tanta sostanza, e via una manata dietro l'altra, impossibile non fare headbanging! Grande risposta del pubblico e ottima partecipazione con circle pit continuo e surfate a gogo. In poche parole? E' stato una figata! 
Infine tocca agli headliner della serata: i Red Fang. Già passati svariate volte nella penisola, me li ero sempre lasciati sfuggire, e a dirla tutta non sono neanche un loro grande fan. Il loro stoner rock con richiami all'heavy metal e alla psichedelia non fa troppo per me, ed è qualcosa che raramente metterei nello stereo. Comunque, già che mi trovo in loco, seguo volentieri il loro live. L'esibizione è piacevole e me la godo pur non conoscendo una sola canzone. I quattro suonano con grande intensità e trasporto, e rendono fede alla buona nomea che gira su di loro. Ottima band e buon live, sicuramente hanno guadagnato un simpatizzante in più. Poco prima che il live finisca sono costretto a correre a Linate per prendere l'ultimo autobus che va in città. La serata finirà così come è iniziata: in solitaria. E mentre mi fermo paninaro più famoso di Milano (si quello che ha la foto con Messi) con salamella e birra a godere della frescura di una notte d'estate, ripenso alla figata di serata che è stata e la vita acquista un minimo di senso in più. 

mercoledì 7 gennaio 2015

Bullet - Storm Of Blades

Nuclear Blast Records - 2014

Nati in Svezia nel 2003, i Bullet hanno sfornato quattro album prima di "Storm Of Blades", uscito qualche mese fa.
Sono stati spesso descritti come un incrocio tra gli AC/DC e gli Accept, anche per la somiglianza del cantato alto e abrasivo di Hofer  con quello di Udo Dirkschneider. Questa formula hard n' heavy cominciava però a risultare stantia nel precedente lavoro e la band si è rigenerata virando verso un sound NWOBHM in puro stile Judas Priest.  

I pezzi scorrono serrati, con alcuni momenti particolarmente brillanti, come la micidiale Hammer Down,  la cavalcata di Riding High o la scatenata Run With The Hunted. Ma si fa apprezzare anche il singolare e cupo mid-tempo This One's For You.
La mancanza di originalità è talmente genuina che gliela si perdona. Non c'è proprio interesse a inventare qualcosa di nuovo, l'unico obiettivo è divertirsi suonando la musica che gli piace, senza prendersi troppo sul serio, come dimostra loro vena autoironica ben visibile nei video sgangherati, spesso giocati sul grottesco physique du role del corpulento cantante Hel Hofer.

Ma quando si tratta della musica non lasciatevi ingannare: i Bullet sono assai bravi e capaci. Quando sono passati da Milano qualche mese fa, ci hanno regalato un concerto grandioso, sfoggiando una potenza e una precisione impressionanti. Una vera tempesta di lame.

domenica 26 ottobre 2014

Sister Sin - nuovo album in streaming su Youtube

Victory Records - 2014

Gli heavy metaller svedesi Sister Sin hanno reso disponibile in streaming su Youtube il loro quinto album "Black Lotus". Potete ascoltarlo qui sotto.

giovedì 29 marzo 2012

Trent'anni fa usciva "The Number Of The Beast"


“Woe to you, Oh Earth and Sea, for the Devil sends the beast with wrath, because he knows the time is short…let him who hath understanding reckon the number of the beast for it is a human number, its number is Six hundred and sixty six.”

Il 29 marzo 1982, la EMI e la sua sorella americana Capitol fecero uscire "The Number Of The Beast!, terzo album in studio per i britannici Iron Maiden. Il disco, prodotto da Martin Birch, diede alla band fama mondiale e la consacrò come massima esponente della NWOBHM. L’album vendette 14 milioni di copie in tutto il mondo, entrò direttamente nella top 40 per poi arrivare, il 10 aprile, al N.1 della Uk Chart e, nel giro di qualche mese, raggiunse i 5 dischi di platino e i 5 dischi d’oro. Fu l’ultimo disco per lo storico batterista Clive Burr ma anche il primo per il cantante Bruce Dickinson (ex Samson) al posto del licenziato Paul Di' Anno (che aveva orgogliosamente dichiarato di essersene andato di sua volontà).

Nell’Inghilterra di inizio anni Ottanta, dopo che il punk era diventato piuttosto monotono e commerciale, gli Iron Maiden, insieme agli altri gruppi della NWOBHM, erano molto amati dal pubblico inglese perché rappresentavano una ventata d’aria fresca sulla scena musicale. Erano la band più brillante e originale, a volte aggressiva a volte romantica, capace di mostrare tante sfaccettature differenti. Tuttavia il carattere da ribelle di Di' Anno e il suo abuso di alcol e droga iniziarono a compromettere l’attività del gruppo, soprattutto durante i live. Così la band decise di licenziarlo e prendere al suo posto Bruce Dickinson, chiodo fisso per Steve Harris, impressionato dalla potenza vocale e dalla presenza scenica del cantante. Nel bene e nel male, fu questa la scelta decisiva che permise alla band di arrivare al successo planetario.

Bruce si unì ai Maiden nel settembre 1981 e venne presentato al pubblico in ottobre, proprio durante alcune date in Italia. Una volta creatosi il giusto affiatamento, la band entrò in studio dove scrisse e registrò l’album nei mesi di novembre e dicembre. Il 7 febbraio 1982 uscì il singolo “Run To The Hills” che arrivò al settimo posto della Uk Chart. Tra il 25 febbraio e il 20 marzo la band fece venti date in Inghilterra dando inizio al “Beast On The Road” World Tour, imponente tour di 180 date che, durante tutto il 1982, portò la band attraverso Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone.

Una delle peculiarità di questo capolavoro è lo slancio con cui tutta la band intraprese la sua realizzazione. Mentre prima era principalmente Steve Harris a dettar legge, con l’ingresso di Bruce, oltre che a un cantante eccezionale, la band acquistò una personalità artistica notevole. Le parti vocali di Bruce influenzarono notevolmente la stesura delle canzoni (tuttavia per motivi legali non fu possibile inserirlo tra i contribuenti), Dave Murray si confermò un solista straordinario e Hadrin Smith si dimostrò un songwriter eccezionale, capace di lavorare in perfetta sintonia con Harris. Il disco presentò un suono più aggressivo ed elementi innovativi rispetto ai due album precedenti e fu caratterizzato da nuove ed arricchite sonorità. L’album, con il magnifico artwork curato da Derek Riggs, è tutt’ora ritenuto tra i più importanti e influenti prodotti in ambito metal e include alcune delle più celebri canzoni della band, tutt’ora presenti nelle scalette di ogni concerto: “The Number Of The Beast”, “Run To The Hills”,” Hallowed Be Thy Name”, “22 Acacia Avenue”,” Children Of the Damned”.

Varie organizzazioni religiose, soprattutto negli Stati Uniti, criticarono il disco e la band fu accusata di satanismo. Alcune associazioni cercarono di boicottarne la distribuzione e furono organizzati roghi pubblici per distruggere le copie dell’album, mentre altri gruppi di fanatici si limitarono a rompere i vinili con dei martelli per paura di inalarne i fumi “satanici”. Tuttavia l’idea per la canzone “The Number Of The Beast”, per molti religiosi prova inconfutabile del satanismo dei Maiden, venne una sera a Steve Harris dopo aver fatto un incubo, spaventatosi per aver visto il film "La Maledizione di Damien" a notte fonda..

Ci sono molte leggende attorno alla lavorazione del disco. La stampa del tempo riporta di “fenomeni inspiegabili” durante le registrazioni ai Battery studios; luci che si accendevano e spegnevano da sole, porte che si aprivano all’improvviso, strani rumori e parti dell’attrezzatura di studio che si rompevano misteriosamente. Il tutto raggiunse l’apice quando il produttore Martin Birch fu coinvolto in un incidente d’auto con un minibus che trasportava un gruppo di suore, e il giorno dopo l’assicurazione gli presentò un conto di £666 sterline.

"The Number Of the Beast" è stato ed è tuttora un vero capolavoro, e lega a sé la storia della musica oltre che definire l’inizio di un nuovo percorso per gli Iron Maiden, da questo punto in poi lanciati nella leggenda.


UP THE IRONS!