California è il settimo disco del trio di San Diego, album particolare perché si tratta del primo registrato senza il contributo del chitarrista e socio fondatore Tom DeLonge, sostituito da Matt Skiba degli Alkaline Trio. La dipartita, seppure molto pesante nell’economia interna del gruppo, sembra aver giovato ai Blink-182 che ci regalano 16 tracce piacevoli e convincenti, ricche di melodie killer e riff accattivanti. Come già intuibile dal primo singolo Bored To Death il continuo alternarsi delle voci di Hoppus e Skiba e la produzione (forse un po’ troppo) patinata ad opera di John Feldmann rendono il prodotto estremamente godibile e di facile ascolto mentre i fantasiosi fill di batteria di Travis Barker impreziosiscono un prodotto già di per se estremamente ben riuscito. I Blink-182 seppur orfani di una colonna portante della loro storia non sono morti, ascoltare per credere. Nel complesso, seppur con i suoi alti e bassi un disco onesto e sorprendentemente riuscito.
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domenica 25 settembre 2016
Blink 182 - California
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mercoledì 22 giugno 2016
Blink 182 - Bored To Death
A pochi giorni dall'uscita del nuovo disco "California" ecco il video del primo singolo estratto.
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martedì 21 luglio 2015
Tom DeLonge - To the Stars... Demos, Odds and Ends
To the Stars... Demos, Odds and Ends è il primo album solista di Mr. Thomas Matthew DeLonge. Il disco, pubblicato solo qualche mese dopo (l'ennesima) separazione dai Blink 182 e interamente registrato da Tom (che si è avvalso solo dell'aiuto dell'ex Suicidal Tendencies ed attuale Bad Religion Brooks Wackerman per le parti di batteria), è in realtà più una raccolta di idee e bozze che sarebbero potute diventare nuovo materiale per il trio di San Diego e/o per gli Angels & Airwaves. In totale ci sono 8 canzoni che, senza un vero e proprio filo conduttore, spaziano dall’alternative rock di New World e Suburban Kings al punk rock di Circle-Jerk-Pit e Golden Showers in the Golden State (che potrebbe essere tranquillamente una joke song periodo Take Off Your Pants and Jacket). Per farla breve: To the Stars...non è davvero niente di che! Qualche bello spunto c’è però, nel complesso, il tutto risulta davvero troppo slegato e il songwriting poco ispirato non aiuta a dare un giudizio più favorevole.
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giovedì 4 settembre 2014
Leftovers - Dumber
No calmi, non sono i Leftovers del buon Kurt Baker (quelli che nel 2009 dovevano fare il botto con l’ottimo
Eager To Please e invece alla fine sono implosi su loro stessi), ma un trio di
giovanissimi pischelli romani cresciuti a pane e punk rock californiano. Dalla
breve Intro fino alla conclusiva Helicopter la batteria non rallenta un attimo,
i riff sembrano presi direttamente da Cheshire Cat o Dude Ranch e il corame
abbonda, come è giusto che sia. La registrazione è più che buona anche se
talvolta è stato usato un po’ troppo auto-tune (sul finire di Lonely Nights si supera abbondantemente l’effetto "citofono"). Nel complesso Dumber ha sicuramente qualche pecca, ma diverte! Dategli un ascolto qui, subito!
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martedì 15 luglio 2014
Biffers e il Kung Fu!
Whoa! che news!!!
I Biffers firmano per Kung Fu Records...congratulazioni da tutta la caserma a questi tre bei caciucchi!
I Biffers firmano per Kung Fu Records...congratulazioni da tutta la caserma a questi tre bei caciucchi!
Hi everyone!!!
The first issue of our official mailing list is a special
one:
We are VERY proud to announce the signing to Kung Fu
Records!!!
Our first album Whoa! will be reissued and available in the
digital universe and in stores that sell Kung Fu Records worldwide beginning
August 5th, 2014!
Here's a link to the article on the Kung Fu records website
http://kungfurecords.com/news.php?article=214
These were Joe Escalante's (The Vandals, owner of Kung Fu
Records) words:
"They posted an amazing song right on our page. They made it very easy for us. The Biffers
are one of those bands, like the Ramones, wiht the ability to break down a
genre, and build it back up again with an innocence and simplicity that was
somehow lost along the way as others in the field have taken punk rock for
granted. The result is a happy re-interpretation of punk rock where each song
hits you like a shot of Galliano, which by no coincidence is distilled and
bottled in The Biffers hometown. This album is a drinking game waiting to
happen!"
Also check out our artist page on the website
http://kungfurecords.com/artists.php
We're on the same page of Blink 182, The Ataris and the
Vandals!!
AWESOME!!
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sabato 29 dicembre 2012
SNAFU 2.0.: Blink-182 - Dogs eating dogs
Il soldatino Frankee torna alla ribalta....
Freschi di rottura con la Interscope Records, i Blink-182 si ripresentano a poco più di un anno di distanza da Neighborhoods con Dogs eating dogs, EP di cinque canzoni per una durata complessiva di 19 minuti, autoprodotto e pubblicato il 18 dicembre 2012. Il lavoro, anticipato di poco più di una settimana dal singolo Boxing Day, è stato presentato dalla band stessa come una sorta di regalo di Natale per i propri fan, tanto che sarà disponibile in tre diverse versioni, ciascuna in formato-cofanetto natalizio e contenente differenti gadget.
Lasciando qui perdere le questioni di packaging che ci interessano fino a un certo punto, va innanzitutto detto che a livello di stile siamo davanti a un disco che non si discosta particolarmente dalle coordinate musicali già sentite e apprezzate in Neigborhoods.
“Posso dire con certezza che questo EP è cento volte meglio di ’Neighborhoods’, perchè questa volta eravamo insieme. Ci sono alcune canzoni che veramente amo, ma per la maggior parte ero disconnesso”, queste le testuali parole rilasciate dal batterista Travis Barker qualche tempo fa, che sicuramente lasciano il tempo che trovano per quanto non si sia mai visto un membro di una band sminuire o raffreddare gli animi del pubblico rispetto a un proprio lavoro di prossima uscita, ma che mi sembra rispecchino piuttosto bene lo stato d’animo di una band felice di essere tornata a suonare e a lavorare insieme, e che ha appositamente scelto di uscire da un contratto con una major discografica proprio per poterlo fare con più tranquillità e coesione.
Ma andiamo con ordine.
L’EP si apre con When I was young, song niente male che mi ha fatto venire in mente in alcuni passaggi i Sum 41 di Underclass hero, a cui segue la title-track Dog eating dogs, decisamente il pezzzo più aggressivo e cazzuto dell'intero lotto. Si prosegue con Disaster, in cui trova posto un mood più malinconico che tanto ricorda gli Angels & Airwaves (il progetto parallelo di Tom DeLonge). Superato il giro di boa ecco Boxing day, senza dubbio l’episodio più atipico del disco per il ritmo pseudo-folkggiante da canzone natalizia (del resto il “boxing day” non è altro che una ricorrenza tipica dei paesi anglosassoni che consiste nel donare regali ai membri delle classi sociali meno abbienti il 26 dicembre, ovvero il giorno successivo a Natale), mentre con Pretty Little girls si rientra piacevolmente nello stile di Neighborhood , salvo registrare la presenza del rapper americano YelaWolf, per trenta secondi che c’entrano ben poco col resto della canzone e che sicuramente non mancheranno di far storcere il naso a più di un ascoltatore, ma tant’è…
Giunti così alla fine di Dogs eating dogs non si può certo dire di essere rimasti elettrizzati o a bocca aperta dopo il primo impatto, ma le sensazioni sono buone, soprattutto perché come con Neighborhoods siamo di fronte a un disco che acquista punti mano a mano che si prosegue con gli ascolti (almeno a parere di chi scrive), e questo non può che essere un punto a favore.
Ammetto comunque che di fronte a operazioni di questo tipo ci sono sempre andato con i piedi di piombo, e prima di valutare in maniera netta un lavoro di una band ho sempre preferito aspettare l’uscita dell’album completo, uscita che per altro non dovrebbe tardare moltissimo, dal momento che lo stesso Tom ha dichiarato che tutto il materiale fin qui registrato andrà a finire in un nuovo album non appena la band rientrerà a fine febbraio dal tour australiano.
Che dire? Attendiamo fiduciosi.
lunedì 10 dicembre 2012
Blink-182 - Boxing Day
Nuovo pezzo per i Blink 182.....giudicate voi....sanno fare di meglio, ma non è malaccio se ascoltato con la giusta disillusione.
domenica 11 novembre 2012
SNAFU 2.0: Blink-182 - Neigborhoods review
La recluta Frankee ci invia un pò di 2.0 che pubblicheremo nei prossimi giorni...il primo è questa recensione dell'ultimo - seppur non più nuovissimo - album dei Blink 182.
Prendete esempio dal soldatino di piombo e usate il 2.0 per mandare di tutto.....
Era il 2005 quando i Blink 182 decisero di prendersi un periodo di pausa a distanza di due anni dall’uscita del loro quinto album, l’omonimo Blink 182 (sesto album volendo contare Buddha, inizialmente pubblicato solo su musicassetta con una tiratura di un migliaio di copie). In seguito a questa pausa, che tanto assomigliava ad un effettivo scioglimento della band, Tom DeLonge fondò gli Angels & Airwaves, con i quali poté soddisfare la sua ansia di nuove sperimentazioni musicali e dare libero sfogo a un ego che gli ultimi successi dovevano aver un tantino ingigantito, al punto da farlo arrivare a dichiarare che la sua nuova band avrebbe dato vita “alla più grande rivoluzione rock n’ roll di quella generazione”.
Solo più tardi Tom avrebbe dichiarato di essere stato in quel periodo dipendete da farmaci antalgici, il che se non altro ci spiega da dove nascessero simili dichiarazioni quantomeno creative. Dal canto loro, nemmeno Mark Hoppus e Travis Barker persero tempo e fondarono i +44, con i quali tennero viva una proposta musicale più simile a quella della loro band d’origine. I risultati e l’impatto di entrambe le imprese parallele furono, a voler essere gentili, piuttosto deboli e discutibili, ma ciò non sembrò preoccupare minimamente né Hoppus né Delonge, tanto che qualche tempo dopo si arrivò ad una laconica dichiarazione dello stesso Hoppus che, alla domanda se si stesse comunque sentendo con Tom (fino a prova contraria l’amico di una vita dai tempi del liceo), rispose con un secco e alquanto eloquente: “not at all”.
Nell’autunno 2008 l’incidente aereo che quasi costò la vita a Travis Barker spinse però i due (ex?) amici a riallacciare i rapporti, e in un certo senso il seguito sulla lunga distanza di tutto ciò fu il ritorno sulle scene della band, che comunicò la propria reunion a inizio 2009, in seguito alla guarigione e completa riabilitazione di Travis.
Solo più tardi Tom avrebbe dichiarato di essere stato in quel periodo dipendete da farmaci antalgici, il che se non altro ci spiega da dove nascessero simili dichiarazioni quantomeno creative. Dal canto loro, nemmeno Mark Hoppus e Travis Barker persero tempo e fondarono i +44, con i quali tennero viva una proposta musicale più simile a quella della loro band d’origine. I risultati e l’impatto di entrambe le imprese parallele furono, a voler essere gentili, piuttosto deboli e discutibili, ma ciò non sembrò preoccupare minimamente né Hoppus né Delonge, tanto che qualche tempo dopo si arrivò ad una laconica dichiarazione dello stesso Hoppus che, alla domanda se si stesse comunque sentendo con Tom (fino a prova contraria l’amico di una vita dai tempi del liceo), rispose con un secco e alquanto eloquente: “not at all”.
Nell’autunno 2008 l’incidente aereo che quasi costò la vita a Travis Barker spinse però i due (ex?) amici a riallacciare i rapporti, e in un certo senso il seguito sulla lunga distanza di tutto ciò fu il ritorno sulle scene della band, che comunicò la propria reunion a inizio 2009, in seguito alla guarigione e completa riabilitazione di Travis.
Due anni dopo (in ritardo di un anno rispetto alla data d’uscita precedentemente ipotizzata) ecco il turno di Neighborhoods, sesto album in studio per la band, il cui arduo compito è quello di dimostrare se i Blink-182 abbiano ancora senso di esistere all’alba del 2011 dopo sei anni di pausa, o se invece ci si trovi di fronte alla solita reunion di comodo dovuta a motivi prettamente economici e di ritorno mediatico.
A un primo ascolto del nuovo album (ma basterebbero già le prime due o tre canzoni) non si può che notare immediatamente una cosa: i Blink 182 di Enema of the state non esistono più. La proposta musicale del trio riprende infatti esattamente là dove si era fermata con Blink-182, se possibile con un occhio di riguardo ben evidente alle sonorità degli Angels & Airwaves, il che la dice lunga su come gli equilibri in fase di songwriting e orientamento musicale, storicamente fifty-fifty fra Mark e Tom, si siano progressivamente spostati in favore di quest’ultimo, cosa che peraltro era già piuttosto evidente fin dai tempi di Blink-182, non a caso il primo album “sperimentale” della band. Fu proprio tale lavoro a sancire il tentativo di passaggio dei Blink-182 a uno stile musicale più maturo e “rispettabile”, finendo però per alterare profondamente l’impronta e lo spirito di una band che fino ad allora aveva basato il suo successo anche sull’immagine di cazzoni patentati grazie a video azzeccatissimi e fortunatissimi (What’s my age again? e All the small things su tutti) e dichiarazioni quanto mai esplicative: “Suonavamo e, improvvisamente, uno di noi rimaneva con l’uccello per aria. Era una cosa che ci faceva ridere per ore ”, dichiarò Mark sulle pagine di Tutto Musica nel lontano 1999 alla “tenera” età di 28 anni, giusto per fare un esempio.
Fatto sta che più di una volta mi è sorto il dubbio che la pausa di riflessione in seno alla band sia principalmente dipesa proprio dal tentativo di cambiare le coordinate in corsa provocando però nient’altro che uno smarrimento artistico, o forse più verosimilmente dando inizio agli scazzi fra Mark e Tom (il peso in fase decisionale e compositiva di Travis, che musicalmente cagherebbe tranquillamente in testa a entrambi, per me rimarrà sempre un mistero irrisolvibile).
Di fatto però va anche detto che il tempo passa per tutti, e i Blink non avrebbero potuto avere per sempre 25 anni.
Se nel 2005 il cambio di direzione aveva contribuito a partorire un album discreto ma altalenante e di cui forse i Blink per primi non erano sufficientemente convinti, lo stesso non credo si possa dire per Neighborhoods. I Blink sono cresciuti, si sono mollati e ripresi, hanno fatto le loro esperienze e sono possibilmente maturati come uomini e come artisti, e questo album ne è la riprova: vario, completo e coerente, sicuramente farà storcere il naso ai fan della prima ora che vorrebbero il trio di San Diego ancora intento a cantare di cotte liceali, party alcolici e spensierati inni alla gioventù, ma visto a mente sgombra e senza paraocchi, Neighborhoods dimostra anche la crescita di una band che sta evidentemente provando ad evolversi e, a parere di chi scrive, lo sta facendo nel migliore dei modi.
Certo, sicuramente si tratta di un lavoro meno immediato di tutti i suoi predecessori e che ha bisogno di tempo per farsi apprezzare al massimo, ma è proprio questa forse una delle maggiori qualità di un album che non si esaurisce in pochi ascolti. Fra i pezzi migliori si segnalano Ghost on the dancefloor, Up all night, Kaleidoscope e Heart’s all gone, l’unica traccia che strizza davvero l’occhiolino a quello che i Blink sono stati fino alla fine degli anni Novanta. Menzione speciale anche per la bonus track Snake charmer, una delle canzoni più atipiche mai composte dalla band.
Una critica che si può muovere a Neighborhoods è forse quella di mancare di una hit da primo posto in classifica, che ti si stampa in testa e non ti molla più, insomma un po’ quella tipologia di canzone che aveva fatto la fortuna dei Blink nelle loro precedenti uscite, ma si tratta in questo caso di un difetto tutto sommato trascurabile vista la qualità media decisamente alta dell’album, in cui è difficile riconoscere un solo filler.
“Well, I guess this is growing up” cantava Mark nel 1997, e all’alba del 2012 anche noi possiamo dire che, beh, i Blink-182 sono davvero cresciuti. Il giorno che Mark e Tom impareranno a suonare anche in sede live, allora potranno diventare davvero una grande band.
mercoledì 1 febbraio 2012
Nasty Cats - The world ends with you
![]() |
| VVR - 2011 |
I Nasty Cats da Roma iniziano a fare le cose sul serio (lo si vede dal booklet patinato...peccato sia un pò troppo emo cazzo...anzi fa cagare diciamocelo). Prima buona notizia: hanno abbandonato il sound ottusamente Green Dayano in favore di un mix di roba che, presa singolarmente fa effettivamente un pò schifino forse, ma nel cocktail generale proposto raggiunge ampiamente livelli degni di nota.
Mai abbandonare la strada vecchia per quella nuova quindi? Assolutamente no! I gattacci si sono fatti un'overdose di Sum 41 del periodo "Does this look infected" e lo si capisce da "Take me away from here" che ne ricalca il suono in maniera puntuale tirando fuori un ottimo pezzo. Segue "Hello", la migliore del Cd (assieme a "18"), che non è altro che un ballatone con qualche eco Weezeriano, tranquilla, serena, un pò malinconica....non può non piacere insomma (giro di basso irresistibile).
Il resto del Cd è un susseguirsi di Blink 182 moderni, pezzi urlati a metà tra Orgcore e merda americana da college (sicuramente la parte più debole del nuovo sound) e venature che mi fanno tornare alla mente addirittura i Box Car Racer ("Useless" ed "Untitled" parlano chiaro).
In generale sta roba non mi fa per nulla impazzire, ma devo ammettere di aver fatto girare questo dischetto nel mio tank mimetico almeno almeno una 20ina di volte. Quando ci sono i ritornelli c'è tutto dopotutto....può trattarsi anche di black metal. Date quindi una chance ai felini romani!
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