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mercoledì 16 novembre 2016

SNAFU 2.0: The Murderburgers – The 12 Habits Of Highly Defective People

Il nostro Maggiore Lupo si piglia un sacco bene con le nostre interviste e ci manda la sua recensione del nuovo lavoro dei Murderburgers che sinceramente non avevo ancora ascoltato - e mai e poi mai l'avrei fatto. Sbagliavo. Fosse stato un EP sarebbe stato una cazzo di cannonata sulle gengive.

Asian Man Records - 2016

2012: l'avevo lasciato acchiocciato in un oscuro vicolo, probabilmente disperato e con la testa stretta tra le braccia (a chi non è mai capitato?). A quattro anni di distanza lo ritrovo sempre nella medesima posizione, ma seduto in un cerchio di sedie di una fantomatica terapia di gruppo. Sto parlando di Fraser, cantante/chitarrista/zucca pensante degli scozzesi Murderburgers, arrivati al traguardo del quinto full-lenght di studio. Tra l'altro mi accorgo che è la prima volta che parlo di un gruppo straniero, nonostante il mio bagaglio ignorant-musicale sia abbastanza eterogeneo: sarà perchè seguo i Burgers con estremo interesse sin dagli inizi, o forse perchè con Fraser condivido un'insensata passione per l'alcol ed il fatto che entrambi parliamo un idioma di difficile comprensione. In ogni caso, dall'iniziale pop-punk rabbioso e scanzonato dei primi tre lavori si passa al punkrock meno veloce ma molto più introspettivo di "These Are Only Problems..."
Questa svolta viene rimarcata nell'ultimo lavoro, le canzoni in genere non sono velocissime e rispetto ai precedenti CD strizzano anche l'occhio all'orgcore d'oltreoceano. Dodici episodi, come ricordato nell'insano titolo, che raccontano di malessere esistenziale e disagio, di ospedali e battaglie perse in partenza. Il cantastorie Fraser ci è rimasto sotto, è soppravvissuto e ora si lecca le ferite come un cane bastonato. Ne esce un album che non risulta immediato all'ascolto ma che a tempo debito mostra con efficacia tutte le proprie caratteristiche peculiari. Brani ponderati e molto pesi, che fanno rimpiangere la spensieratezza dei lavori precedenti: i Murderburgers dell'anno di grazia 2016 ricordano musicalmente un mix tra Alkaline Trio e Lawrence Arms dei bei tempi andati (e giustamente l'album è licenziato anche dalla Asian Man), con -forse- anche una spolveratina di Banner Pilot. 
A questo punto, se rispettassi il manuale, dovrei citare alcuni brani meritevoli che hanno saputo catturare la mia attenzione per più 2 secondi (tempo standard per bere uno shottino di Ciemme): la verità è che non ne trovo, stranamente aggiungo, e le canzoni mi sembrano tutte sulla stessa falsariga. E di ciò non mi lamento. 
Mi autosmentisco in tempo record e metto in nomination "8am Headlights" soprattutto per il coro alla fine della prima strofa e la conclusiva "My Staple Diet Of Rice, Vitamins & Painkillers" che parla stranamente di ciò che c'e' scritto nel titolo e per l'accoppiamento "freezing cold". Il trio, formato da Fraser e due menestrelli più o meno a caso, gira spesso il globo in tour "giusto per rimanere poveri" (cit. bandcamp): mi auguro che anche quest'anno, anzi più probabilmente il prossimo a questo punto, passino per questo squallido Paese, così qualche carogna infame può sfondargli il furgone e fottersi strumentazione e quant'altro. Rammy hard!!!

lunedì 26 maggio 2014

Uscito split 45 giri Chronics/Mike Watt

I Chronics (un tempo su Rip Off records) hanno appena pubblicato un 45 giri a metà con Mike Watt dei Minutemen e attuale bassista degli Stooges (Watt, con il Sogno del marinaio, collabora già da tempo con musicisti italiani). Lo split esce per la Asian Man records ed è un omaggio al punk e al garage rock, in cui i Chronics fanno la loro versione di “She Don't Know Why I'm Here” dei Last e Mike Watt & The Secondmen ripropongono “Surfin' With the Shah” degli Urinals. Ne sono state stampate 480 copie e si può ordinare dal sito della Asian Man. Per il 2015 è stato nel frattempo annunciato un nuovo progetto sempre a 45 giri fra Mike Watt e i Chronics.

http://asianmanrecords.storenvy.com/collections/234988-new-releases/products/1217858-mike-watt-the-secondmen-chronics-from-ciros-to-starwood-split-7

https://www.facebook.com/chronicsripoff

sabato 24 agosto 2013

The Atom Age - EP

Asian Man Records - 2013

Che bella sorpresa! La Asian Man Records ha segnalato tramite website/pagina facebook che il quintetto di Oakland aveva messo in free download un EP di 4 pezzi (lo potete scaricare qui). Non li avevo mai sentiti nominare ma data la copertina stupenda non ci ho pensato due volte. Lo so... non si può giudicare un album dalla copertina e infatti mi aspettavo qualcosa di più pop. Ma il garage punk degli Atom Age non mi ha certo deluso. La band si ispira ai mostri sacri del genere, Sonics e MC5 sopra tutti, a cui aggiunge un tocco alla Trashman. Tuttavia nel 2013 la posizione della leva del gain e la velocità non possono più essere le stesse degli anni 60/70: si va più distorti e più veloci. Per questo, fatta eccezione che per la più lenta e vagamente melodica Little Girl Little Boy, gli Atom Age ricordano anche i Datsuns. Gli altri pezzi sono invece veloci e casinari: date un ascolto a Too Much Fun o a Bad Boy Problems... non ve ne pentirete! Il 23 ottobre suoneranno all'Arci LoFi di Milano: il soldato Rehab ha già prenotato un posto in prima fila!

giovedì 22 agosto 2013

The Riptides/The Apers - What About The Monster? - Split 7"

Asian Man Records - 2013

Ogni qual volta ricevo un pacco-bomba da oltre la frontiera chiamo l'artificiere della nostra squadra e lo metto all'opera. Tuttavia ha recentemente perso due dita ed è ancora incazzato con me dunque l'operazione non può essere demandata a nessuno altro. Affronto dunque questo Split.
L'omino asiatico sembra essersi innamorato dei Riptides e questo è il terzo Split 7" che gli produce. In tutte le occasioni le copertine sono state disegnate con cura e il risultato ha sempre regalato soddisfazioni. Sul Lato A dunque i canadesi sparano 2 pezzi registrati al Sonic Iguana da Mr. Mass Giorgini. Partono in quarta con la brevissima Staring At Her Tits, brano che riprende il sound sporco e veloce dei primi lavori della band (vedi lo Split con i Vapids) ma che a confronto risulta addolcito. I Don't Wanna Go To The Movies invece sembra uscita dalle BSide di Tales From Planet Earth. Fondamentalmente nulla di nuovo ma i Riptides non tradiscono le aspettative e centrano il bersaglio. Sul Lato B gli olandesi Apers partono con la superpop Said You'd Call Me, malinconica hit dell'estate dei cuori infranti. Anche Be Mine Tonight mantiene una vena sentimentale e malinconica e, con l'aggiunta dei cori giusti al momento giusto, potrebbe far pensare si tratti di una cover dei Riptides: in realtà è tutta farina del sacco di Kevin Aper. Insomma in uno Split Riptides/Apers mi  sarei aspettato che i primi fossero i più melodici e i secondi i più "zozzi" ma è avvenuto esattamente il contrario: una bella sorpresa!
Adesso veniamo alla nota dolente: perchè nei 7" non ci troviamo più nemmeno una fotocopia con una foto della band, i testi e un paio di info? Lo so... su questa faccenda dei foglietti dei 7" io e il soldato Flavia stiamo fracassando i maroni. Ma siamo sinceri... voi cosa fate mentre ascoltate un 7"? E poi dove sta il gusto del collezionismo da nerd senza i dettagli? 

giovedì 28 giugno 2012

The Apers - Live @ The Eldorado

Asian Man / Monster Zero - 2012

Alla caserma SNAFU è arrivato pochissimi giorni fa un pacchetto dal buon vecchio Kevin Aper con dentro questo primo live-cd degli Apers, gruppo che non necessita di presentazione alcuna. Il disco contiene 16 pezzi registrati in totale autonomia e puro stile DIY dagli Apers stessi durante un loro concerto in Germania, all'Eldorado nel giugno dello scorso anno.
Così come ogni buon album dal vivo che si rispetti anche questa ennesima fatica degli olandesi non aggiunge nulla di nuovo alla loro onorevolissima carriera, tuttavia lo spirito e l'attitudine con cui è stato fatto lo trasforma in 30 piacevolissimi minuti di punkrock suonato per giunta in uno di quei locali in cui tutto sembra sempre fantastico e la festa è sempre garantita....come a Milano insomma ("...at the Eldorado everything's ok...." come cita un pezzo scritto apposta in occasione dello show).
I ragazzi pescano principalmente dai loro ultimi due dischi ("Reanimate..." e "You're only as strong...") che sono anche i migliori - principalmente l'ultimo - ma non si scordano di classiconi come "Eyes open wide" o "Only the Grim Reaper" e l'ormai immancabile cover dei Bat Bites "I hope you feel the same".
Nulla da dire di più a riguardo...a parte che Kevin spara qualche perla e rappata delle sue ed anche una fantastica interpretazione di "Mr Boombastic" di Shaggy (quest'ultimo ricordiamo avere fatto la Guerra del Golfo, quindi è uno di noi).
Procuratevelo assolutamente se siete collezionisti delle robe degli Apers...se invece non lo siete andate prima a vederli live e poi compratevi al banchetto il disco...alla fin fine è davvero divertente.

martedì 17 gennaio 2012

The Riptides - Split con Dwarves & The Queers

Due uscite in un colpo solo targate Asian Man Records che non potevano passare inosservate. Protagonisti indiscussi i Riptides che piazzano due split 7" in un colpo solo. Purtroppo Asian Man Records non ha ancora un rivenditore europeo... che pazienza!

Asian Man Records - 2011

Buy It You Scum,
split con i Queers, non ci riserva sorprese. Infatti lo zio Joe piazza sul lato A due pezzi già editi in Back To The Basement. Si tratta di White Minority (cover dei Black Flag) e Fucked in the Head. Se la prima traccia è una Cover ben fatta che ci ricorda il sound più sporco dei primi Queers, la seconda concentra in 56 secondi le melodie surf poppeggianti alla Don't Back Down. Sul lato B i Riptides propongono due brani che potrebbero tranquillamente essere due b-side di Tales From Planet Heart. La prima traccia Champagne Room è energica, veloce e piena zeppa di coretti alla Bad Religion. La seconda è invece più melodica e lenta ma non per questo più noiosa. Il tutto è condito da una splendida copertina che rende un po' meno inutile questo 7".

Asian Man Records - 2011

Stillborn in the USA, split con i The Dwarves, vede sul lato A un pessimo short cut di The Band That Wouldn't Die. La canzone sembra finire a caso con un fade-out approssimato. La seconda traccia, Lord of the Fly, è una demo inedita registrata alla bene e meglio con schitarrate sporche e assolini alla Motorhead. Sul lato B i Riptides sfornano due pezzi veloci e zozzi che potrebbero sintetizzare i primi e gli ultimi lavori della band senza dover passare dalle loro sperimentazioni surf strumentali. Agent Silhouette è un brano dai ritmi veloci, accompagnati da coretti sovraincisi e assolini semplici ma efficaci. You Had Me At Let's Fuck è invece un pezzo sporco che ritmiche stoppate e cambi di tempo. Sicuramente è il pezzo meno riuscito ma non per questo da buttare.

Insomma dal momento che i Riptides hanno azzeccato 3 brani su 4 avrebbero potuto fare un 7" da soli senza dover stare sul lato B di dischi con canzoni già edite (o registrate male). Esame superato, aspetto curioso il loro prossimo lavoro!