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giovedì 12 febbraio 2015

PUNK USA, The Rise And Fall Of Lookout! Records


Kevin Prested, autore di PUNK USA, The Rise and Fall of Lookout! Records, si è gettato in un lavoro super impegnativo: ricostruire la storia della Lookout! Records, una tra le più celebri etichette indipendenti americane. Il libro presenta cronologicamente la storia della suddetta etichetta con il contributo delle testimonianze degli addetti ai lavori e dei membri delle bands. 
Ovviamente i frequentatori della caserma sanno di cosa stiamo parlando, e in caso contrario li rimando alla pagina di Wikipedia. Diciamo che Kevin si è avventurato in un territorio finora inesplorato, costituito principalmente da voci in giro sul web e da qualche articolo sparso qua e là. La storia della scena punk della East Bay e della Lookout! finora non aveva mai avuto pubblicazioni, resoconti ufficiali o quant'altro...quindi figata! Non che questo libro rappresenti l'ufficialità o la ricostruzione degli eventi nell'assoluta verità, ma è senz'ombra di dubbio un lavoro onesto e rappresenta un titolo interessante per gli appassionati del genere.
Ho finito il libro da poco e devo dire che non è male, è un bel lavoro...ma sarebbe potuto essere mille volte meglio. Partendo dagli aspetti positivi, il libro racconta un sacco di chicche...ma chicche vere! aneddoti da nerd, quelli che piacciono a noi, scazzi vari, aneddoti da tour, sulle canzoni, sui personaggi etc... e copre bene tutto il periodo, partendo dalle prime zine firmate Lookout! fino all'ultimo mitico post su internet firmato Chris Applegreen. La storia della Lookout! è talmente complessa e intricata, tra tutte le band e le varie situazioni che si erano venute a creare, che Kevin se ne è uscito fuori con un resoconto soddisfacente.
Tuttavia, proprio perchè il potenziale era tanto, alcuni punti si potevano sfruttare meglio. La pecca principale è che la maggior parte dei personaggi, chiamiamoli "big", non sono presenti. Su tutti lo stesso Livermore, oppure Ben Weasel (che novità), tutti Green Day o gli Operation Ivy, gli Avail vengono coperti bene ma non c'è traccia di Tim Barry. Insomma, vuoi che abbiano rifiutato o semplicemente non fossero contattabili, la testimonianza di alcune tra le figure più importanti manca...e si sente. La storia viene narrata in ordine cronologico, secondo le uscite della Lookout, scelta logica, ma anche contestabile, in quanto si passa in continuazione da una band all'altra, spezzando la narrazione e creando un'immenso patchwork (abbastanza caotico). Capisco sia un casino ricostruire tutta la storia e le varie uscite, ma magari con capitoli dedicati alle varie band la lettura sarebbe stata più scorrevole.
Nel complesso è comunque un buon libro consigliato agli amanti del genere. Si parla molto di MTX, Screeching Weasel, Queers, Pansy Division, Avail, Groovie Ghoulies etc...tutta roba che a noi in caserma piace.....quindi fate voi!

p.s. L'autore ha raccolto le interviste che per motivi di spazio non sono finite nel libro su questo blog interessante, check it out!


How it all began...

lunedì 15 dicembre 2014

Rancid - Honor Is All We Know



Honor Is All We Know è l'ottavo album in studio dei Rancid. E' un disco arrivato un po' di sorpresa...si sapeva che c'era qualcosa in cantiere, ma nessuno si aspettava che tutto partisse da tre pezzi (fighi) e un video presentati un po' dal nulla. 
Gradita preview, bella sorpresa e grande operazione di marketing; infatti prima che l'album uscisse effettivamente in copia fisica, tutti lo avevamo già ascoltato, tra pezzi in pre-listen e video su video
Sono 14 le tracce di Honor Is All We Know per una durata di circa 30 minuti. Bella differenza con il precedente Let The Dominoes Fall (doppio cd di non so quanti minuti), che oltre alla lunghezza eccessiva, aveva messo sul campo pezzi non entusiasmanti (con poche eccezioni). Invece questa volta sono le canzoni a fare la differenza, e chi dice che si tratta brani mediocri che potevano essere scritti da qualsiasi band sbaglia di grosso. Già nelle tre tracce da cui era partito tutto (Collision Course, Honor Is All We Know e Evil's My Friend) si aveva un chiaro spaccato dell'album. Un pezzo che strizza l'occhio verso lo street punk, un brano punk rock classico, e infine l'immancabile pezzo in levare. Insomma la storia dei Rancid. Honor Is All We Know è un'album che coniuga alla perfezione tutte le sfaccettature della band di Berkeley; non è nè troppo questo, nè troppo quello, rappresenta la giusta proporzione...ed è per questo (e per i bei pezzi) che è un lavoro molto ben riuscito.
Back Where I Belong è il classico brano da apertura, con il bridge con la chitarrina pulita da pelle d'oca. Poi i brani già citati che spaccano, e tante altre belle canzoni: Power Inside, Diabolical etc...In the Streets sembra venire direttamente da ...And Out Come The Wolves... , ascoltando Already Dead sembra di essere in un film western, e Everybody's Sufferin classico levare con l'organetto. Insomma gran bel lavoro e consigliato a tutti.
Cari Rancid...vi siete impegnati a fare un bell'album...ora bisogna impegnarsi anche a fare un bel tour.