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domenica 15 ottobre 2017

Live Report - Adescite Fest Vol. 3


L’Adescite non è solo un festival underground. È una situazione. Una situazione figa e non fighetta, dove la gente sembra essere uscita di casa per divertirsi e non per farsi vedere. Si fa tutto allo Spazio Libero Utopia di Genova, uno squat marcio il giusto per essere figo. Suonano 1000 band, situazioni che di solito diresti essere un pacco perché dopo 3 gruppi ne hai già le palle piene, e invece tutto quadra per bene e non ti annoi un attimo e guardi anche le band che non ti interessano sulla carta. E lo fai perché a sto giro il vero divertimento sta nello stare accalcati in questo scantinato male illuminato e non fuori a dire cazzate.
Miglior gruppo del giorno i LEISFA, davvero una bella sorpresa. Le alte band già lo sapete come hanno suonato (Low Dèrive in forma, Ponches carichi come Moretti da 66, Antares zozzoni e potenti, etc.). 
Tanti ma davvero tanti complimenti alla Cocks crew e a tutti i ragazzi che hanno messo in piedi questa situazione della madonna. Ci vediamo l’anno prossimo!

sabato 21 maggio 2016

SottoPelle - Calibano





Per dirla alla Piccinini, "tanta carne al fuoco!" con l'album di debutto dei SottoPelle, gruppo nato dalle ceneri dei Dirty Melody da cui non hanno ereditato quasi un cazzo di niente, a dispetto dell'avere 3/4 dei componenti che arrivano da quella formazione.

Tento di iniziare dalla base: i SottoPelle sono uno di quei gruppi che si autorendono di difficile 'catalogazione', per quanto io trovi totalmente nonsense dover per forza dare un'etichetta a qualcuno nell'era in cui per proporre qualcosa di originale ci si trova un po' tutti a fare commistioni di generi che nel 2016 sono da considerarsi più o meno classici.

Ad ogni modo, se vi aspettate di ascoltare punk rock o robe similari avete sbagliato indirizzo, e pure di brutto: molto più vicini ai Litfiba che ai Derozer, con "Calibano" i SottoPelle fanno delle atmosfere cupe, dei cambi di tempo e dei riff di area metal i loro cavalli di battaglia, insieme ai testi che sia per qualità che per maniera di trattare gli argomenti (e, probabilmente, scelta degli stessi) ricordano i primi Punkreas e la loro ficcante critica sociale, politica o non; tutti in italiano e quasi sempre in rima, i SottoPelle non sono certo uno di quei gruppi che amano parlare di cacate ed anzi hanno molto da dire, e lo fanno urlando. 

Ma per quanto mi senta di dire che i testi sono forse la cosa migliore di questo album il punto debole è proprio il cantato, ed è un peccato perchè è una di quelle cose che (nella mia personalissima opinione) fa da spartiacque tra l'avere un prodotto coi controcazzi e uno più che passabile. Più che altro, la critica che mi viene da fare è sulla scelta di dare all'urlato una dimensione melodica (seppure in parte ridotta) ed è una scelta che purtroppo paga pochi dividendi anche dal punto di vista dell'esecuzione, spesso fuori tono quando si discosta dallo scream duro & puro.

A parte questo, Calibano è un disco composto in maniera molto versatile: magari sono io che non sono particolarmente avvezzo al genere, ma non da' mai l'impressione di essere prevedibile e sia la parte strumentale che la metrica del testo e la struttura dei pezzi sono così varie da non annoiare mai, con chitarra (tra l'altro la chitarrista si chiama Susy Mariani e ha le palle più grosse del 97% delle persone che conoscete, sia come essere umano che come musicista) libera di imperversare in mille maniere e con basso distorto e batteria a supportare ottimamente uno stile che si rifà molto di più al post hardcore/metal in stile parkway drive e al rock'n'roll stile Antares che non ai 4 accordi e vaffanculo che ti aspetteresti da musicisti con quel tipo di background.

Alla conta dei punti, Calibano è pure un bell'album, con un sacco di cose interessanti da dire e un sacco di spunti da dare a coloro per cui la musica è una passione da suonare e non solo da ascoltare, e un decentissimo ascolto per chi questo genere lo mastica e ha voglia di scoprire qualcuno di nuovo: veramente peccato per il cantato, perchè con un po' più di attenzione in fase di registrazione e mix si poteva tirare fuori un risultato molto migliore.

giovedì 19 febbraio 2015

Shame on them: SEDITIUS X year anniversary show


Sabato 14 Febbraio i Seditius hanno compiuto 10 anni e da bravi bambini quali sono hanno organizzato una festa invitando tanti amichetti a suonare nel locale che praticamente è casa loro. Arriviamo all’Honky verso le 22 e tempo di un giro di saluti inizia subito il primo gruppo. L’arduo compito di aprire la serata spetta ai locals La Scatola Nera. Non li conoscevo e di certo non fanno dell’easy-listening la loro caratteristica principale, ma siccome la tossicodipendenza is in the air il concerto è godibile e si fanno apprezzare dai sempre più numerosi presenti.
Poco dopo tocca ai Cibo da Torino. Mi avevano raccontato che erano dei pazzi, ma ragazzi…qui siamo oltre! Sinceramente non saprei come descrivere la loro performance, il cantante versione lottatore di sumo vince sicuramente il premio come miglior costume, per il resto devo ancora capirci qualcosa. Ascoltateveli, ma soprattutto andate a vederli live se riuscite, suonano da paura!
A tal proposito, dopo un breve cambio palco tocca agli Antares, con un certo fondamento di verità definiti miglior live band italiana (e non solo). Li avevo visti qualche tempo prima con un altro bassista, ma, ça va sans dire, pure questo è una belva. Non sbagliano praticamente niente e fanno un set tiratissimo di grande qualità, bravi.
Verso mezzanotte è ora dei festeggiati. Anche se non è facile salire sul palco dopo chi li ha preceduti, i Seditius sono stracarichi e, almeno all’inizio con l’attuale line-up, sembrano dei pro. Davanti ad un Honky Tonky strapieno intervallano pezzi di Misplaced a qualcosa di nuovo e ad una cover degli Antares. Poi come annunciato tocca agli ex membri e con le precedenti formazioni eseguono un paio di canzoni dal primo disco, prima di chiudere con A Turning Point in My Intifada e Almost Bad Reputation dal mio favorito Carne da Macello. Bella festa, complimenti Sediziosi e altri dieci di questi anni! Tra l’altro, per l’occasione Misplaced, il loro ultimo disco (già recensito qui), è stato stampato su vinile, in versione restaurata con nuova grafica, completamente remixato e rimasterizzato al Toxic Basement. Procuratevelo!

sabato 6 aprile 2013

SEDITIUS II, L'INTERVISTA



1. Ciao ragazzi! Partiamo banali per poi proseguire nella mediocrità più totale, pronti? Dai, giusto qualche riga per spiegare chi sono e cosa rappresentano i Seditius.
Ci siamo formati nel 2005 che ancora andavamo al liceo ed avevamo qualche speranza di salvezza. Da li il tutto è andato peggiorando alla grande, con 5 produzioni fuori, vari tour,  15.000 km solo negli ultimi 12 mesi per ben dieci stati europei diversi. Non siamo una band facile all'ascolto, diciamo che se vi piacciono i classici cliché di genere o le band che stanno dentro determinanti canoni stilistici ed attitudinali, potete tranquillamente chiudere questa finestra.

2. A tre anni di distanza da Carne da Macello arriva Misplaced. Nuovo disco e ulteriore cambio di sonorità, di sicuro non vi possono accusare di ripetere sempre la stessa formuletta. Conoscendovi immagino sia stato un cambio naturale, ma come è nato il disco? Presentateci sto EP, dai! 
Abbiamo perso un chitarrista per strada un'anno e mezzo fa. Questo cambiamento di line up ha radicalizzato una metamorfosi già in corso all'epoca. Il basso di Nerchia è diventato molto più portante e la formazione jazz del Teo ha iniziato a farsi sentire pesantemente. 
In più siamo completamente diventati dipendenti da furgoni ed autostrade, abbiamo girato tanto passando da Londra a Kosice, da Roma a Berlino. Viaggiare, pranzare, ubriacarsi e dormire sempre con le stesse persone ti da un affiatamento che difficilmente puoi ottenere in un altro modo. 
Credo che questo ep sia il risultato di questi elementi: una nuova line up molto più snella, una nuova attenzione per la dinamica ed un affiatamento maggiore ottenuto addormentandosi e svegliandosi assieme sui pavimenti di mezza Europa. In più ci metti che non siamo mai stati interessati a fare un disco uguale a quello precedente ed il gioco è fatto.

3. Al di la della musica, a mio avviso, un vostro punto di forza sono i testi, inaspettatamente poetici e profondi. Da dove prende ispirazione quel caprone di un D’Annunzio-wannabe che è Noodles? 
Ma con tutti quelli che potevi citare, mi dovevi dare proprio del D'Annunzio-wannabe? Cazzate a parte, mi fa un sacco piacere che tu riconosca l'elemento lirico come un tratto costitutivo dei Seditius.
Ogni volta che sono in dirittura d'arrivo con i testi di un nuovo disco, mi rendo conto che c'è un filo sottile che li lega tutti. Con questo lavoro, sia Abbo che Teo si sono intromessi un po' di più nella stesura dei testi e, dopo discussioni al limite del paradossale, eravamo tutti quanti convinti che il filo conduttore di questo disco fosse l'essere o il sentirsi fuori luogo. 
E' un disco in cui concetti come movimento o viaggio sono presenti in maniera preponderante: (landscapes, so far so good, further/forever). Per darci un tono e fare i seri, posso dirti che l'ispirazione per i testi di queste canzoni è arrivata da un tot di persone che si sono mosse "in direzione ostinata e contraria". Da qui poi, se proprio vogliamo ricavarci un messaggio generico potrebbe essere un invito al rimanere costantemente in movimento, senza curarsi delle situazioni fuori luogo in cui si inciampa.
Ci tengo a dire che ogni nome, posto o citazione presente nel disco ha una dimensione volutamente europea. Ne abbiam parlato spesso fra di noi e l'idea era quella di costruire un immaginario che non fosse ne la solita italianata autoghettizzante, ne tantomeno quella boiata del "wannabe-ammerigano" a tutti i costi. Volevamo parlare di qualcosa di nostro ed abbiamo pensato che per quella generazione nata alla vigilia del crollo del muro, non ci fosse nulla di più suo che il Vecchio Continente. Pensandoci a freddo poi, non ci siamo mai sentiti troppo diversi dai nostri coetanei incontrati sulla strada. Il grosso delle differenze sono la lingua che parli e quello che mangi a colazione.

4. Considerando che avete tutti dei gusti musicali abbastanza diversi una mia curiosità da sempre è chiedervi come nasca un pezzo dei Seditius: da un riff o arriva qualcuno di voi con una bozza della canzone su cui lavorare? Di solito queste sono domande che si evitano perchè ai più risultano pesanti, ma a facc ro’ cazz. 
Di solito qualcuno di quelli con una minima di cultura musicale (quindi ne io ne Abbo ahahha) entra in sala prove con un'idea. La espone agli altri e inizia a suonarla. A quel punto anche io ed Abbo ci gettiamo nella mischia e partono delle discussioni senza alcun tipo di senso che si protraggono anche per intere stagioni. Dopo battaglie lunghissime fra le posizioni di ognuno, l'idea iniziale è stata completamente stravolta, ma noi siamo quasi sempre tutti e quattro soddisfatti. 
Hai presenti i bambini alle elementari che prima si ammazzano di botte per due parole dette male e trenta secondi dopo sono i migliori amici di sempre? Ecco un nostro pezzo nasce più o meno così. 

5. Da sempre avete una politica DIY, premesso che rimango convinto che nella maggior parte dei casi ormai è la cosa migliore da fare, per voi è più una scelta o una necessità? 
Bisognerebbe prima di tutto capire cosa si intende per DIY. Guardiamoci in faccia: per me DIY non vuol dire registrare un disco male, riempirlo di slogan scontati e spesso anche un po' ipocriti, per venderlo all'interno di una nicchia che il più delle volte si autoghettizza e diventa molto più elitaria rispetto alle situazioni che vorrebbe criticare.
DIY vuol dire autoproduzione, il che significa semplicemente avere in mano le redini della situazione, perché, parliamoci chiaro, nel momento in cui produci qualcosa e lo vendi, stai semplicemente producendo e vendendo qualcosa. Quello che fa la differenza secondo me è che c'è un "come". Le cose si possono fare in tanti modi, e farle seguendo un'etica DIY vuol dire farle realmente come ti pare senza dipendere da nessuno. Punto. Per quanto riguarda i Seditius, quello che era partito come una necessità (prodursi i dischi, organizzarsi i concerti e stamparsi il merchandising) è man mano maturato nel tempo in una vera e propria scelta. Più aspetti della tua band hai in mano tu stesso, più sarai sicuro delle direzioni che queste situazioni prenderenno. Ci vuole coraggio e responsabilità, non è così semplice, ma è inevitabile che tu avrai sempre più cura del tuo progetto rispetto ad una terza parte.
Tutto quel poco che abbiamo fatto in questi otto anni ce lo siamo guadagnati sul campo da soli. Di promesse ne abbiamo sentite tante, ma alla fine è sempre tutto fumo e niente arrosto. If you wanna do it, do it yourself.

6. Rancore Records. Parlaci un pò di questa etichetta e cosa bolle in pentola. 
Rancore nasce esattamente da questa necessità di indipendenza rispetto alle situazioni di cui parlavamo prima e si inserisce in un contesto caratterizzato da una scarsa capacità di investimento nelle realtà "nuove/giovani". Il che è abbastanza tipico della mentalità italiota.
Il contesto è quello di una serie di label che preferisce stampare i dischi alle resuscitate Pornoriviste e sideproject (o peggio ancora alle band di Andrea Rock!) piuttosto che investire qualcosa sulle realtà realmente valide di questo paese.
In Italia, in questo ambito, i pochi investimenti sulle cose realmente meritevoli arrivano dall'estero. Ti rendi conto che abbiamo i The Secret che firmano per Southern Lord o gli Antares a cui la Nuclear Blast ristamperà il secondo disco e non ce ne rendiamo nemmeno conto? O peggio non ce li caghiamo perché "non cantano in Italiano"… o altre cagate simili… E' paradossale!
Non voglio fare il "grillino" di turno, ma siamo pieni di dinosauri che si sono formati circa 20 anni fa e pensano di interpretare una realtà completamente nuova con dei modelli interpretativi che se va bene sono aggiornati ai Nirvana. In questo contesto, stiamo tentando di inserirci noi con Rancore. All'atto pratico ora siamo io e Yuri degli Antares, con Abbo che fa da fantasista ed ogni tanto ci da una mano. Non abbiamo grossi capitali a disposizione ne le pretese delle situazioni citate fino ad ora; abbiamo solo la nostra esperienza maturata sul campo e la vogliamo mettere a disposizione di band meritevoli sia dal punto di vista artistico che attitudinale.
L'obiettivo è passare man mano da una label che principalmente ha fatto coproduzioni ad una label vera e propria capace di far crescere in tutti i modi le realtà del proprio roster. Abbiamo la fortuna di aver girato abbastanza il vecchio continente, di conoscere un tot di persone e di avere una reputazione rispettata perché guadagnata chilometro dopo chilometro. Non posso garantire i risultati ne penso che diventeremo la nuova Epitaph, ma abbiamo già affrontato una dozzina di produzioni e le cose stanno andando sempre meglio.
Per info ed anticipazioni varie seguiteci su facebook, oppure www.rancore.it e www.rancorerecords.bandcamp.com e bla bla bla.
Ah si, il prossimo disco degli Antares sarà una bomba!

7. In giro dal 2005, tanti concerti e parecchie uscite. Due parole sui dischi che avete fatto e su qualche esperienza vissuta che merita di essere raccontata. 
Siamo partiti con un disco punk rock, "No Lesson Learned", poi c'è stato un disco più violento "Carne da Macello" ed ora come ora mi sa che di punk/hardcore è rimasta solo l'attitudine. Appena abbiamo l'occasione organizziamo un tour o un mini tour. Di esperienze ne abbiamo vissute tante, dai festival freak inglesi alle dalle albe viste nella desolatissima campagna ungherese mangiando pane con strutto, cipolle e sale. Siamo sopravvissuti al quartiere del porto vecchio di Marsiglia e siamo riusciti a non farci accoltellare in un sacco di posti in cui sembrava l'esito più scontato. Siamo stati perquisiti ogni volta che le forze del male hanno avvistato il nostro furgone, ma fortunatamente non ci hanno mai arrestati. Una volta in giro con gli Antares, all'altezza di Graz siamo stati bloccati da due poliziotte degne di un film porno. Immaginati i commenti di 8 italiani in giro all'estero su due quarantenni austriache… ecco, quando ci hanno ridato i documenti ce li hanno ridati parlando in italiano. Ma grazie a dio, nonostante le situazioni da Brazzers ipotizzate, gli siamo stati abbastanza simpatici e ci han lasciato andare senza problemi.

8. Misplaced è uscito per ora in formato digitale. Immagino che a breve lo stamperete anche su supporto fisico, avete già programmato qualcosa? Dai che aspetto la mia copia! 
Il cd è uscito 5 giorni dopo il free download, lo abbiamo presentato al Tambourine di Seregno in una serata epica. Mai vista così tanta gente così selvaggia sotto quel palco. Di sicuro a breve arriverà anche una cassetta e stiamo provando anche a cercare comproduttori per un 10" one sided… ma ancora siamo in alto mare.

9. Siete decisamente un gruppo borderline non identificabile con uno stile o una “scena”. Non per niente nel mio CD-R per la macchina siete mashati con i Wugazi. Il mio parere è che non siete hardcore, non siete punk, non siete stoner...siete semplicemente i Seditius e fate il cazzo che vi pare. Detto questo, a prescindere dal genere, qualche gruppo che vi piace e o supportate?
Questa storia dei Wugazi è un fottuto onore. Tornando al discorso support your friend: ovviamente i nostri fratelli Antares, la migliore live band italiana. Spiccano poi i Brokendolls per quello che riguarda il rock n roll, i Cibo da Torino per una serissima demenzialità (tra l'altro a breve fuori con un disco incredibile sulla INRI dei Linea77), ed i Leeches che sono i nostri ciccioni preferiti. I Greedy Mistress han fatto un signor disco hardcore melodico ed il loro batteraio Carlo ha uno studio di registrazione da paura. Noi stessi abbiamo registrato Misplaced proprio nel suo Toxic Basement Studio. Sta facendo un botto di lavori di qualità… se dovete registrare provate a farvi fare un preventivo via mail. Sull'ottima uscita garantiamo noi :)

10. Concludiamo con la più classica delle Marzullate, fatevi una domanda e datevi una risposta! Grazie mille!
Cazzo al momento non mi viene in mente nulla. Inizio a ringraziare te e tutta la crew del blog per tenerci sempre così tanto in considerazione. Per il resto, se proprio non avete nulla da fare, trovate il nostro disco in free download (o offerta, per scaricarlo gratis basta che inserite 0.00 come importo) a questo link: http://rancorerecords.bandcamp.com/album/misplaced
Scaricatevelo e fateci sapere che ne pensate. Ci si vede in giro. Saluti, Noodles.

lunedì 19 marzo 2012

Antares - Big Trouble in Appletown


Sebbene gli Antares erano stati poco considerati da Judi Ramone io li recensisco ugualmente. L'avrò già detto, ma mi ripeto senza problemi, possono piacere o meno, ma sono la migliore live band in circolazione! Big Trouble in Appletown è il nuovo disco co-prodotto dalla sempre ottima Rancore! e rispetto alla precedente produzione è un ulteriore passo in avanti. La base è chiaramente speed-rock (ma speed per davvero...) ma per essere più preciso direi che il suono degli Antares è il risultato di una Royal Rumble tra i Metallica periodo Whiphlash, un 33 giri degli Ac/Dc spinnato a 45 ed il rock'n'roll 50's filtrato attraverso il buon gusto del caro vecchio Lemmy. A breve saranno in tour con gli amici Seditius, andateveli a vedere.

martedì 3 gennaio 2012

SNAFU 2.0: Capodanno @ Taun

Flyer by Stella Santin

SNAFU 2.0 
a quanto pare funziona! Non mi aspettavo già un live report in soli 2 giorni dalla nascita del blog...eppure! Il soldato SNAFU è lieto di pubblicare questa recensione sul capodanno del Taun di Fidenza da parte di una certa Judi Ramone che, per quel che ci riguarda, potrebbe benissimo essere un uomo baffuto e poco fotogenico...ma l'importante è il suo contributo. Ben fatto soldato!


31/12/2011 meno male che c'è il taun..
by Judi Ramone

- Primo gruppo: OSLOW
sono in 4:
il ricciolone alla batteria si muove bene e fa scena, anche se ha una punta eccessiva di strafottenza; chiudo un occhio, promosso;
il teddy boy col gilet di jeans al basso forse piacerà alle ragazzine di 15 anni, ma non è certo il mio tipo; non posso chiudere l’altro occhio, mi spiace, bocciato;
il barbuto alla chitarra non piacerà a nessuno, di sicuro non a me; ha troppo l'aria da musicista vero e convinto e da quello che vedo credo che in effetti sappia suonare.
alla voce una ragazza tutta nera con le scarpette rosse, "bella voce" sento dire in giro.. mi fido.. ma a me non entusiasma. non saprei definire il genere che fanno, perchè non è quello che piace a me; sulla locandina c’è scritto “garage”, ma a me non sembra proprio. indie rock?! boh, forse, chi lo sa, io non lo so, chiessenefrega.
comunque sono lenti, sono statici e le canzoni sono una lagna mortale. sembra il classico gruppo che andrà avanti a suonare all'infinito, ma per fortuna è capodanno, sta per scoccare la mezzanotte, smettono, 8-7-6-5-4-3-2-1 spam! spum! bim! bum! bam! buon anno!

- Secondo gruppo: BOMB-O-NYRICS
sono in 4 e sono femmine:
la ricciolona rossa alla batteria si muove bene, fa pure i cori e fa scena; ah, dimenticavo.. suona in mutande, i maschietti sembrano gradire: un punto a suo favore, promossa a pieni voti.
alla chitarra una fanciulla dal liscio capello nero.. suona bene la sua chitarrina, anche se la tiene un po' troppo incollata al naso per i miei gusti e sta troppo attenta a fare giusto il compitino. fa i cori e dispensa sorrisi; non suona in mutande, un punto a suo sfavore: promossa.
la fanciulla al basso invece non mi convince.. fa il suo lavoro, ma non è amalgamata con il resto della band. mi sembra di avere in mano la settimana enigmistica e giocare a "trova l'intruso". Beh, non ho bisogno di verificare la soluzione a pag. 46.
della voce nulla si può dire: canta, balla, tamburella, kazooa, coinvolge il pubblico con uno strano strumento di cui ignoro il nome, brava.
ah, fanno garage e sono divertenti: hanno fatto un 7 pollici con 2 pezzi carini, ma secondo me sono un gruppo da vedere live a una festa dove sono tutti sbronzi. perfette per capodanno quindi!

- Terzo gruppo: ANTARES
sono in 3 e si vocifera che facciano speed rock
il cantante è un metallaro. capello lungo, headbanging, urla nel microfono e spara assolini alla velocità della luce, ma dietro di me sento sussurrare "non ci vuole un cazzo, fa solo pentatoniche". come prassi ne prendo atto, mi fido senza provare nemmeno a capire, non mi interessa.
il bassista è un metallaro. capello corto, quindi niente headbanging purtroppo. fa i cori e suona il basso alla velocità della luce. sembra bravo e non colgo alle mie spalle voci maligne sul suo conto, peccato.
il batterista è un metallaro. capello inesistente, quindi niente headbanging purtroppo. suona alla velocità della luce, ma al terzo pezzo si toglie la maglietta e mi fa scappare inorridita.
ho sentito 3 pezzi, non mi dispiacevano in realtà.. suonavano veloce, mi ricordavano gli zeke. gruppo potenzialmente figo se suonasse 10 minuti. gruppo clamorosamente noioso se la durata del concerto supera i 20, come naturalmente è stato.