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domenica 14 febbraio 2016

Due notti con i Beach Slang


Vale la pena di prendere un giorno di ferie e spararsi 300km di autostada infame (a.k.a. la Cisa) per vedere 4 scappati di casa americani? A scatola chiusa non saprei... ma dopo aver fatto tutto questo e anche di più non vorrei mai tornare indietro. I Beach Slang si portano dietro un ettolitro di presabbenaggine a testa e sono dei siluri con un gran tiro. Ma andiamo con ordine.
Bologna - Freakout. 18 euro di ingresso (8 per una tessera che non potrò riutilizzare da nessuna parte). La cosa peggiore è che sembra di essere in uno squat marcio dove la gente puzza di default. Si parte male ma non ci facciamo intimorire. Sul palco ci sono già i Lags, band romana che potrebbe spaccare ma perde parecchio a causa della monotonia che li caratterizza. Poi tocca a Petal: un inno femminile e acustico alla noia. Finalmente tocca ai 4 di Filadelfia e il pubblico esplode di gioia. Non sembra nemmeno di sentire la stessa band a cui siamo abituati su disco. Suonano qualsiasi pezzo il pubblico gli chieda - incluse perle come We are nothing - intrattengono il pubblico con gag esilaranti e alla fine James Alex scende dal palco per abbracciare i pazzi in prima fila. Insomma sembrerebbe un set già di per sé perfetto ma il pubblico non vuole mollare la presa e i quattro non si fanno pregare sparando cover su cover di Jawbreaker e Replacement. Semplicemente bellissimo. 
Livorno - Surfer Joe. Non paghi di questo meraviglioso delirio saltiamo sul blindato e schiacciamo l'acceleratore fino a Livorno. Serata fotocopia? Nemmeno per sogno: il Surfer Joe è un locale della madonna e nonostante si cominci a suonare molto più tardi i Beach Slang sembrano voler alzare ancora il tiro regalando un concerto ancora più punk rock di quanto pensavamo fossero capaci. Il pubblico è molto più esaltato, qualcuno anche un pelo troppo: si cade sul palco, volano microfoni e si svuotano i polmoni. NAPALM! Anche stasera cover di chiusura. Ma dato che siamo in un posto dove non ci si può prendere male si va avanti a fare festa fino a notte fonda con Licastro e Co(cks) ad animare la pista da ballo. Bilancio grasso!
Torniamo a Milano con una bella scorta di presabbenaggine e tanta voglia di replicare il prima possibile.
I hope when I die, I feel this alive

giovedì 25 dicembre 2014

Beach Slang - Who Would Ever Want Anything So Broken


I’m a slave to always fucking up. It’s not okay, but maybe it’s enough. Kids like us are weird, and more, we’re brave. We tie our tongues and turn them into rage.

Grazie Melo che me li hai consigliati. 7" semplicemente splendido! Questo quartetto di Philadelphia sono la cosa più vicina ai Jawbreaker che abbia sentito senza però finire ad essere una scialba copia degli originali. Grande personalità, songwriting eccellente e poi, che voce! Ci sono dentro membri dei Weston, onesta pop punk band anni 90 della Pennsylvania, ma qui siamo davvero su un altro livello. Non c'è molto altro da dire, ascoltatevelo e giudicate voi. Sono stati appena confermati al Groezrock 2015, quindi con un pò di fortuna passeranno anche da noi, nel caso, non perdeteveli!

giovedì 8 agosto 2013

To Brothers - Some Clouds Above Us


I'm covered up with nothing but paranoia and lies!!! I To Brothers da Alessandria sono senza ombra di dubbio uno dei gruppi più interessanti che mi è capitato di ascoltare recentemente, provare per credere. Alla chitarra/voce c’è Agent Pazz aka Woodie Aulin già noto per Klingons e Bigotz Quartet (qualcuno si ricorda di Leave The Guns e Bring The Cannoli? Gran disco...) mentre la sezione ritmica è completata da membri dei Jungle Fever. Non credo che Some Clouds Above Us sia uscito su un qualche supporto fisico, però se andate sulla loro pagina bandcamp vi potete ascoltare 6 pezzi di pop punk con ritornelli killer e gang vocals alla Kid Dynamite, ma con Blake ed i Jawbreaker nel cuore. Cosa aspettate?