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giovedì 9 marzo 2017

Shameless "Fourth Floor" EP

DIY Conspiracy 2016

Gli Shameless vengono da Cosenza ed esistono dal 2014.
Ignorantemente non conoscevo una scena hardcore in Calabria, ok che è qualche anno che sto un po' fuori dal giro, tra una missione e un'altra, ma ugualmente mi vergogno per la grande lacuna.
Rimedierò subito recensendo Fourth Floor il loro ultimo viniletto 7" datato agosto 2016, considerando che siamo a Marzo del 2017, rientriamo perfettamente nelle tempistiche medie della caserma!
Apprezzo subito la cura nei dettagli, dal punto di vista grafico, infatti partendo da questo 7" rilasciato in 300 copie in vinile nero e 200 in vinile giallo (wow!) scavo indietro, e scopro che anche nelle vecchie uscite, nulla è lasciato al caso; Bellissime illustrazioni, inserti con poster, cassette gialle… Quanto mi piacciono le band che ben curano l'artwork, biglietto da visita importante che non andrebbe mai trascurato.
Il disco inizia di slancio con Quarto Piano, breve intro di basso e via di "tupatupatupa", con tipiche rallentate da ceffoni in faccia, per poi ripartire in quarta nel finale.
Da questo primo pezzo gli Shameless mettono subito in chiaro che fanno un genuino hardcore Old School in italiano e poco gliene frega di fronzoli e cazzatine da checchette.
A Stento è il titolo della seconda traccia che non abbassa il tiro della precedente, e come ogni buon gruppo hc che si rispetti, il testo parla di sensazioni personali, stati d'animo, che ognuno poi, può adattare più o meno alla propria vita di merda.
Si continua così anche per La Resa e In Prospettiva, le tracce sul lato B del vinile, e la storia non cambia… Non rallentano di un secondo e chiudono il disco, togliendovi neanche sei minuti della vostra vita di merda di cui si parlava poco fa.
Onestamente: Se avessi ascoltato questo 7" tanti, ma tanti anni fa, probabilmente sarebbe entrato nella mia top ten dei dischi hardcore onesti e diretti, perché credo che l'hc vada fatto così e basta… ok, forse qualche piccola eccezione è concessa.

Oggi come oggi, ho dovuto ascoltarlo sotto minaccia del maggiore Snafu, perché ho contestato il rancio quotidiano, ma voi che avete ancora le orecchie giovani e mangiate a casa di mamma, date una possibilità a questo bell'oggettino rotondo made in Cosenza che potete assaggiare intanto sul loro bandcamp.

mercoledì 11 gennaio 2017

Sfera - Terapia dell'Odio - Time for Nothing - Split

Sfera/Terapia dell'Odio/Time for Nothing - Split


Il maggiore Snafu mi contatta per una missione: Recensire uno split cd con tre band Hardcore Liguri, uscito a novembre del 2016.
Ok, ci sto, sono pronto!

Parto dai Terapia dell'Odio che un paio di anni fa erano già passati per il mio stereo e non ero stato molto clemente con loro.
Grandissima ripresa per i quattro di Sanremo, la band è migliorata moltissimo e a tratti mi ricordano roba tipo Ingegno, Sottopressione o Kafka.
I testi mi sembrano un po' meno incazzati, molto più introspettivi e belli rispetto all'EP del 2014 che avevo demolito (scusate ma la canzone contro i Vegan proprio non mi era andata giù!)
Mantengono comunque la velocità dei precedenti lavori e anche la registrazione è super.
Tre tracce, cantate in un italiano chiaro e scandito, per me promossi a pieni voti!

Il disco in realtà inizia con gli Sfera, band di Savona che si definisce "Spacecore" un punk/hc dallo spazio insomma... Tre tracce anche per loro.
Basso prepotentissimo su tutte le tracce e velocità smodata (cit.) alternata ai soliti mid-tempo ballerecci per prendere un po' a schiaffoni il tuo vicino di pit!
Mi rompono un po' le palle le parti troppo parlate, ma per fortuna sono poche e passano in secondo piano appena Luca (ho spiato la pagina FB!) inizia a strillare.
Diciamo che se nel 2017 dovessi rimettere su un gruppo HC, vorrei un cantante così, magari non appeso dietro alla chitarra, ma libero di rotolare in terra e buttarsi sul pubblico… dai cercate un chitarrista ragazzi che il bello è proprio quello!

L'ultima band che chiude lo split si chiama Time for Nothing da Ventimiglia.
Con loro purtroppo devo far uscire il mio lato da vecchio criticone, non me ne abbiate.
Rispetto alle altre due band i Time for Nothing preferiscono cantare in inglese, ma la pronuncia non è il top, e ok che non bisogna per forza imitare gli americani, rischiando l'effetto Andrea Rock, ma un pochino di sforzo in più forse andrebbe fatto.
Anche il tono stesso della voce risulta un po' noioso e piatto, sembra quasi scazzato e per nulla modulato.
Apprezzo invece tantissimo il fatto che le tracce non superino mai il minuto e mezzo e sono velocissime, è HC accidenti, così va fatto!
Mi piace anche che sono legati al mondo dello skateboard e hanno un logo veramente figo… Per il resto, spero di ascoltare presto nuove cose e ricredermi su alcuni punti, come è successo per i Terapia dell'Odio!

In sostanza, uno Split da comprare se a colazione mangi pane e tupatupatupatupatupa.

Ascoltalo qui e se non sei d'accordo, contattami e regoliamo subito i conti!

sabato 27 febbraio 2016

BRAMBILLAS - "Volpe"


A circa un anno di distanza dall'ultimo LP "Carroarmato Vol. 1=0" torna il quartetto HC brianzolo con un EP tutto nuovo, ma tutto tutto.
Nato "da un'idea di Matteo Medda" (come recita la copertina), il 29 Febbraio uscirà per KillerDogz "Volpe", ma se da lui vi aspetterete lo spietato crossover che era imperante nell'ormai penultimo lavoro rimarrete delusi, almeno in parte: la creatività di Teo (ex Raindogs , band HC melodico meneghina ormai defunta) si fa subito sentire e la prima cosa che salta all'orecchio sono i toni più melodici usati in questi 5 pezzi, che rappresentano per la band un'evoluzione (o un cambiamento, decidete voi) netta rispetto al sound che li ha caratterizzati fino ad oggi, pur mantenendo una sicura continuità in alcuni punti fermi, come le urla di Minocci e il palm mute usato a profusione da Ivan Porcheria Lanzoni.

Parlando di struttura dei pezzi invece qui il gioco rimane simile al passato: i pezzi rimangono belli vivaci, con cambi di tempo e ritmiche molto presenti, con batteria (gran lavoro, tra l'altro) speditissima e rullate frequentissime con taglio di mani per chi scende sotto i 180 bpm, mentre invece è molto più presente la voce del sopracitato Teo, a cui è affidato il compito di armonizzare il cantato in contrapposizione alla voce principale; i testi invece anche se con un'impronta simile al passato sono meno indirizzati alla critica sociale e più al raccontare sensazioni ed esperienze: le due scelte secondo me tolgono un po' di rabbia al prodotto finale, anche se di certo la maniera in cui il cantato ti arriva addosso è tutt'altro che gentile.
Il basso è suonato in maniera tecnicamente eccelsa, con arpeggi, giri straveloci e quant'altro, forse a volte eccede un po' in tecnicismi con meno attenzione sulla "botta" ma resta un lavoro che nessun altro bassista che conosco riuscirebbe a fare, è da sentire è un gran piacere.

In generale "Volpe" è tecnicamente un lavoro coi controcazzi, molto vario nel suo essere di nicchia (basta pensare alla differenza tra la prima e l'ultima traccia, per avere in comune la base mi sembrano di estremi opposti), cattivo quanto basta pur sforando a tratti nella legge sulle unioni civili e con testi che il 90% delle band italiane che sento in giro dovrebbero chiudersi in casa e non scrivere mai più se non cartoline e altre cagate del genere. Personalmente preferivo di più l'approccio da tagliagole di "1 = 0" , ma se avete voglia di ascoltare dell'hc per un cazzo banale dategli una chance, non vi pentirete.

sabato 23 agosto 2014

Alfatec "Otium"


Gli Alfatec da Firenze fanno uscire il loro secondo album e con estremo ritardo mi accingo a recensirlo…scusate ragazzi ma la vita del soldato è dura!
Qualcuno me ne parlò come un gruppo HC, ma ascoltando le 11 tracce di cui è composto Otium sento, con mio enorme piacere, tante influenze diverse.
Capiamoci, l'hardcore canonico ha un po' stancato e se non ci metti qualcosa di tuo che lo rende un tantino diverso e originale, sei l'ennesimo clone.
La voce del cantante mi piace un casino, incazzata e strillata e non accenna a nessuna melodia, altra cosa che apprezzo tantissimo, i gruppi incazzati con l'intermezzo frociata non li sopporto, prendete una posizione!
Chitarroni rock'n'roll, assoli tiratissimi ma non lunghi che ci sfasciano i coglioni e un alternarsi di mid tempo e velocità assassine! A tratti mi ricordano i Bronx che a mio parere sono sull'olimpo degli strilloni.
Testi tra l'impegno politico e l'introspettivo, mai banali.
Insomma, avrete capito che qui c'è materiale un po' per tutti i gusti. Sicuramente un disco sconsigliato a chi si nutre di solo punk rock o pop punk, ma consigliatissimo a tutti quelli che si alzano alle sette del mattino e hanno bisogno di una botta di energia per affrontare la giornata; caffè, cuffie, rodimento di culo e Alfatec, vai!