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lunedì 18 gennaio 2016

25.204 giorni di David Bowie

Foto di Timothy Greenfield-Sanders
Speravo che questo giorno non sarebbe mai arrivato... lo speravo davvero! Eppure quando un anno e mezzo fa il Duca Bianco ha dichiarato che non sarebbe più salito sul palco avevo preso consapevolezza dell'amara realtà. Pochi giorni fa la mia paura si è concretizzata.
David Bowie lascia in eredità all'umanità un bagaglio immenso: non solo 27 album in studio, ma un terremoto artistico dove l'attore, il musicista e l'innovatore sono capaci di investire lo spettatore e di farlo emozionare in modo unico e inimitabile. 

Blackstar, 08/01/16

Bowie esce di scena in punta di piedi ma senza dimenticare di salutare i suoi fan, inevitabilmente commossi. Blackstar, uscito appena 2 giorni prima della tragica dipartita, raccoglie le ultime 7 composizioni del London Boy (2 delle quali erano già state pubblicate un anno prima). Un album dall'approccio difficile, quasi incomprensibile, dove vengono riprese le sonorità dei pezzi strumentali della trilogia berlinese, reinterpretate come se fosse il 1995 e bisbigliate come se si volesse lasciare intendere qualcosa di più. Se al primo ascolto questi brani avrebbero potuto far storcere il naso, alla luce di questi giorni prendono un nuovo significato. Le canzoni trasudano angoscia, paura e confusione alternata a momenti di lucida triste consapevolezza.
Chi conosce la carriera del duca sa bene come lui abbia voluto che la sua produzione artistica non fosse meramente musicale (nel 1977 lo ha pure inciso, Waiting for the gift of Sound and Vision). Ed è per questo che credo che il vero regalo che Bowie ha fatto ai suoi fan sono i 2 videoclip appena pubblicati: per l'ultima volta mostra il suo volto emaciato in un contesto grottesco, comunicando il forte stress psicologico provato da chi sta accettando che la sua vita sta volgendo al termine (non a caso si è parlato di morte assistita). Come recita il primo verso di Lazarus, "Look up here, I'm in Heaven"... Yes, you are David. And we already Miss You!


mercoledì 26 novembre 2014

David Bowie Is... al cinema!


David Bowie is è un bellissimo documentario, proiettato nei cinema di mezzo mondo solo ieri e oggi. La pellicola dura circa 100 minuti e si sviluppa attorno alla mostra tenutesi al V&A di Londra lo scorso anno. L'idea che i curatori hanno voluto trasmettere al pubblico è che NON si può rispondere alla domanda Chi o Cosa è David Bowie, artista unico e poliedrico. Per questo vengono analizzati vari aspetti del Duca Bianco, ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera. Il documentario non solo risulta scorrevole ma contiene anche qualche chicca inedita ripescata da archivi nascosti (non vi dico nulla, sennò vi faccio uno spoilerone). Se ve lo siete perso attaccatevi al primo torrent utile.

martedì 5 marzo 2013

David Bowie - The Next Day

Columbia - 2013

Il Duca è tornato! Lunga vita al suo regno!
In caserma c'è stato tanto mormorio ultimamente... Bowie sì, Bowie no... Io dico SI! Anzi lo grido! Perché ascoltando questo nuovo disco di David Bowie ci si rende conto che è ancora possibile ascoltare grande musica e che le lamentele degli "esperti" sull'immobilismo dell'industria musicale sono pure vaccate. Se il vostro obiettivo è fare successo e non ci riuscite c'è una sola spiegazione: fate cacare e se David Bowie fa una scoreggia è comunque 100 volte più musicale di qualunque altra cosa in circolazione. 
Ci sono voluti 9 anni. Ricordo ancora bene quel maledetto giorno del 2004 in cui sul Corriere della Sera apparve un trafiletto sull'infarto che lo aveva colpito. Da allora c'è stata solo l'attesa. Avevo perso le speranze, forse spaventato da un ritorno sotto tono, ma poi è successo! Il giorno del suo compleanno Bowie ha lanciato il primo singolo, Where are we now?, con un video ricco di riferimenti al periodo berlinese (Low, Heroes, Lodger vi dicono niente?), la cui regia è stata affidata a Tony Oursler. Un paio di giorni fa la seconda sorpresa, The Stars (are out tonight): non è un videoclip, non è un cortometraggio, ma c'è la regia di Floria Sigismondi e Bowie sembra essere rinato. Due giorni fa l'intero disco poteva essere ascoltato su iTunes e un vero fan non se lo fa ripetere due volte (fan veri, non quelli che si sono comprati la maglietta di Aladdin Sane da Zara e che non conoscono gli album post 1980). Il sound di The Next Day attinge da svariati lavori della discografia del duca: Heroes, Heathen, una spruzzatina di Young Americans. Aggiungete delle perle come You Fell So Lonly You Could Die, tipica ballad Bowieana alla Five Years, e il gioco è fatto. Infatti se The Next Day Dirty Boys riprendono le sonarità Soul Plastic, con chitarrine funky (BOWIE PUO', GLI ALTRI NO) e coretti coinvolgenti, Love is Lost e la più pop Valentine's Day sono invece sulla scia di Heathen. ll sound berlinese è una costante che attraversa tutto l'album ma è particolarmente apprezzabile in If You Can See Me, Where Are We Now? e How Does The Grass Grow?. La canzoni più riuscite dell'album  sono le più energiche: The Stars (are out tonight) e (You Will) Set The World on Fire. Non vi fermate al primo ascolto! Pur non essendo un eccelso capolavoro è comunque un album che può guardare dall'altro verso il basso tutti i buffoni che si credono parte di un elitè di musicisti illuminati (come Morgan, per non fare nomi). 50 minuti sono una giusta ricompensa per la lunga attesa. Tuttavia se non siete veri fan del duca dovete predere le dovute precauzioni: Bowie ≠ Punk Rock anche se ha scritto perle rock'n'roll da 5 accordi che possono essere apprezzate anche dai punk rocker più oltranzisti (vedi Suffragette City). The Next Day non è un album facile, soprattutto se non conoscete un minimo Bowie.