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venerdì 12 luglio 2013

Live Report: Iggy and the Stooges @ Ippodromo del Galoppo (Milano)


40 € sono troppi per un concertone di metà luglio e già dalle prime ore si capisce che i botteghini non potranno gridare al sold out. Alle 20e05 la band di apertura è già sul palco. Pare si chiamino Rewind.. loro sul palco non annunciano il loro nome (pessima idea) e a cercarli in rete pare non esistano. Suonano un rock'n'roll alla Stooges e finché li sentivo da fuori mi sembravano interessanti. Tuttavia hanno una pessima presenza scenica e dopo 2 pezzi sotto al palco mi stufano. Il cantante imita tremendamente male le movenze di Iggy Pop e lo fa nel contesto peggiore. Suonano 40 minuti... suonano troppo.



Alle 21e15 il sole sta ancora tramontando ma Iggy è già sul palco e attacca a suonare duro e veloce con Raw Power prima e Gimme Danger dopo. Il pubblico corre all'impazzata e si accalca sotto il palco. I suoni sono veramente bassi e la cosa mi infastidisce. Gli Stooges sono vecchi e anche un po' panzoni ma spaccano ancora il culo! Suonano veloci e senza pause mettendo in ridicolo tutte le giovani band precisine che pensano che per fare rock'n'roll servano i capelli laccati e le chitarre da 3000 €. I maxischermi ci regalano chicche quali l'orologio Swatch Scuba del bassista e lo spunto di Iggy sulla camera che lo riprende. Dopo qualche altro pezzo come 1970 e Search and Detroy, scatta l'invasione di palco, chiamata a gran voce dallo stesso Iggy prima di iniziare a suonare Fun House. Tra le cento persone sul palco, tutte armate di telefonino per immortalare il memorabile momento, c'è anche un orrendo sosia dell'iguana che cerca di avvicinarsi con scarso successo al suo eroe.


Il concerto va avanti e si chiude con i classiconi: I Wanna Be Your Dog, No Fun, The Passenger, Penetration e Your Pretty Face is Going to Hell. Nel complesso il concerto è durato un ora e un quarto e nonostante una partenza sottotono Iggy ha dato il 100% come sempre. La cornice non era delle migliori (ippodromo semivuoto, invasione di zanzare e suoni troppo bassi) ma vedere l'iguana è sempre una garanzia. Insomma ad essere così da vecchio ci metterei la firma! 

giovedì 3 maggio 2012

Nick Kent - Apathy For The Devil

ff -2010
E' passato alla storia per essersi beccato una catenata in testa da Sid Vicious.
Ha ispirato canzoni di Elvis Costello, Pretenders e Morrisey ed è stato citato per nome in una di Adam & The Ants
Ha raccontato per primo i giorni folli di Syd Barrett e Brian Wilson.
E' stato il giornalista di riferimento dei Rolling Stones e uno dei pochi ad essere graditi dai Led Zeppelin; un buon amico di Iggy Pop; il fidanzato di un'ancora sconosciuta Chrissie Hynde e per un paio di prove la chitarra dei Sex Pistols pre Rotten.

Lui c'era. Si potrebbe riassumere così la carriera di Nick Kent, classe 1951, che nei primi anni'70 ascese all'Olimpo del giornalismo rock per poi precipitare nella spirale dell'eroina nella seconda metà del decennio.
Dopo aver pubblicato nel 2002 "The Dark Stuff", una raccolta di suoi articoli dell'epoca, nel 2010 dà alle stampe la sua autobiografia "Apathy For The Devil", incentrata proprio su quel decennio per lui così significativo.
Iniziata la sua carriera in alcune fanzine durante il periodo finale dell'era hippie, Kent ha trovato la sua consacrazione scrivendo per NME, per il quale ha seguito la rapida evoluzione della musica inglese e americana sia nel bene che nel male. Ha intervistato, raccontato e passato il suo tempo in compagnia dei più grandi artisti dell'epoca, dai Grateful Dead a David Bowie.
In paio di soggiorni americani è riuscito anche a collaborare con Creem, scorrazzare in macchina col collega Lester Bangs e osservare la nascita del punk rock newyorkese.
Diventato eroinomane alla metà del decennio, durante la sua discesa all'inferno è comunque riuscito a prendere parte alla creazione del punk inglese.
Il libro è davvero interessante sia per la lucida analisi storica della musica di quegli anni cruciali sia per le testimonianze di primissima mano delle vicende umane di alcuni dei più grandi musicisti di sempre. La lettura scorre veloce e mantiene l'interesse sempre vivo; sta a ciascuno credere o meno alla sua versione di certi fatti.
In Italia il libro è edito da Arcana.
Una curiosità: il titolo del libro è la maligna risposta che Bob Dylan diede nel 1975 a un giornalista che gli chiese cosa ne pensasse degli Stones, dopo che il cantautore li aveva appena visti al Madison Square Garden durante il primo tour con Ron Wood alla seconda chitarra.

P.S. : Nick Kent scrive tuttora. Si è ripulito sul finire degli anni '80, si è sposato, si è trasferito a Parigi ed ha un figlio. Death metallaro. Perchè, come disse qualcuno nel decennio successivo, se balli col diavolo verrà il giorno in cui la pagherai.